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Prima violazione di copyright per la stampa 3D

ImageLo sapevamo che prima o poi sarebbe successo: se Internet ha trasformato le industrie dell’editoria, del cinema e della musica, aprendo le porte al business digitale ma anche alla pirateria, non c’era alcun dubbio che la condivisione possibile attraverso Internet, unita alla possibilità di trasformare oggetti virtuali in oggetti reali offerta dalla stampa 3D, avrebbero cambiato il mondo dell’oggettistica, soprattutto di quella legata alle proprietà intellettuali.

Creare, condividere online e vendere oggetti unici è un’opportunità meravigliosa ma come sempre accade le proprietà intellettuali sono la vera fonte del business: così un fan di Final Fantasy ha messo in vendita delle bellissime action figure stampate in 3D attraverso il sito di Shapeways, a prezzi che variavano tra i 14 e i 60 dollari. Molti altri appassionati della celebre saga videoludica creata da Square Enix se li sono immediatamente aggiudicati; peccato, però, che il venditore non abbia mai contattato il publisher giapponese per ottenere i diritti necessari.

Come riportato da The Verge, Square Enix, che è estremamente protettiva delle sue proprietà intellettuali, ha immediatamente chiesto che le action figure venissero rimosse e Shapeways ha prontamente obbedito, spiegando che tutela dei diritti è una delle principali prerogative per la condivisione di modelli virtuali e oggetti stampati. Questo primo caso (probabilmente non è davvero il primo ma sicuramente è il primo di una certa rilevanza a livello mediatico) si è risolto rapidamente ma non c’è dubbio che situazioni simili a questa siano destinate a diventare più frequenti con la diffusione delle stampanti 3D consumer. Quando questo medium diventerà più comune, inizieranno a nascere i siti pirata (magari con base nei paradisi fiscali o in una nave in mezzo all’oceano) che commerceranno prodotti copiati illecitamente, traendo enormi profitti e invocando la “libertà di stampa“.

L’industria del merchandising è una fonte di reddito ad elevata profittabilità per molte aziende specializzate in proprietà intellettuali, quindi non c’è dubbio che queste si difenderanno con tutti i mezzi a loro disposizione. Eppure lo stesso si poteva dire dell’industria musicale e di quella cinematografica: entrambe, prima di capire che sarebbero dovute passare a sistemi di distribuzione digitali per contrastare più efficacemente i pirati hanno subito danni economici molto consistenti. Forse è meglio che anche le aziende specializzate in giocattoli e merchandising comincino a studiare a fondo il business della stampa 3D e le opportunità che esso offre.

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Davide Sher

Sono un giornalista professionista iscritto all'ODG dal 2002 e mi sono sempre occupato di comunicazione trade. Per 10 anni ho redatto una testata dedicata al mercato dei videogiochi e successivamente ho partecipato alla creazione del primo iPad magazine dedicato all'elettronica di consumo. Dal 2012, mi occupo esclusivamente di stampa 3D/manifattura additiva, che vedo come la più affascinante e reale delle tecnologie oggi agli albori ma che plasmeranno il nostro futuro. Ho fondato Replicatore.it nel 2013 e ho scritto come blogger per diversi siti internazionali. Nel 2016 ho fondato la mia società 3dpbm (www.3dpbm.com), con base a Londra, che offre servizi di supporto alle aziende che vogliono comunicare, sia in Italia che nel mondo, i loro prodotti legati alla manifattura additiva. Oggi pubblichiamo diverse testate internazionali tra cui 3D Printing Media Network (il nostro sito editoriale internazionale), 3D Printing Business Directory (la più grande directory al mondo di aziende legate alla stampa 3D), Replicatore.it, Replicador.es e 3D Printing Media Network Chinese Version. Inoltre sono Senior Analyst di SmarTech Analysis, una delle più importanti realtà al mondo attive nella rilevazione di dati e previsioni di mercato relative ai vari segmenti verticali dell'industria della manifattura additiva.

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