World Economic Forum: il futuro del lavoro passa da 3D printing e nuove tecnologie

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Il World Economic Forum ha recentemente pubblicato The Future of Jobs Report 2018. Lo studio ha coinvolto gli strateghi esecutivi, nonché i responsabili delle risorse umane, di un nutrito campione di aziende riconducibili a 12 settori industriali e 20 economie (che, messe tutte assieme, valgono il 70% del PIL mondiale nonché 15 milioni di lavoratori impiegati).

Bene, alla domanda “entro il 2022, quali tecnologie vi piacerebbe adottare nella vostra azienda?” il 41% degli intervistati (che nella sola Europa Occidentale sale al 52%) ha risposto “3D printing”. Ovviamente, la stampa 3D è solo uno dei numerosi passi che le aziende intendono compiere per prendere parte a quella quarta rivoluzione industriale tanto auspicata quanto temuta. Tecnologia cloud, intelligenza artificiale, analisi big data, connessioni mobili ad alta velocità, realtà aumentata, impiego di droni, distribuzioni online sono i campi su cui le aziende stanno maggiormente investendo mentre l’adozione di robot umanoidi rimane al momento solo un appannaggio destinato a concretizzarsi non prima del 2022.

Nel 2018, le ore impiegate dai processi produttivi di 12 industrie sono state compiute al 71% da esseri umani e il restante 29% da macchine. Già si stima però che nel 2022 tale ripartizione oraria si porterà rispettivamente al 58% e al 42%.

Il World Economic Forum prevede che entro il 2022 cesseranno di esistere 75 milioni posti di lavoro. Allo stesso tempo, però, altri 133 milioni verranno creati, con un aumento netto di 58 milioni di nuove opportunità lavorative.

Secondo alcune previsioni la forza lavoro è destinata a essere sostituita dall’automazione, l’analisi del World Economic Forum crede invece che nell’immediato e medio termine il lavoro svolto da esseri umani verrà semmai incrementato dal lavoro di macchine e algoritmi.

I lavori già esistenti che stanno riscuotendo una crescente domanda sono quelli in cui o vi è un alto impiego di tecnologia quali, per esempio, analisti di dati, sviluppatori di software e applicazioni, esperti di social ed eCommerce o in cui sono richieste doti specificatamente umane: addetti al servizio clienti, venditori, specialisti di marketing, training, cultura, organizzazione e innovazione. All’orizzonte si stanno poi affacciando nuovi ruoli quali specialisti in machine learning e intelligenza artificiale, esperti di automazione, designer di interazione uomo-macchina, ingegneri robotici, esperti di big data e blockchain.

Entro il 2022, non meno del 54% dei lavoratori richiederà un aggiornamento, nonché un aumento significativo delle proprie competenze e capacità.

Nei prossimi cinque anni, il 35% dei lavoratori necessiterà di un training aggiuntivo pari a sei mesi, il 9% da 6 a 12 mesi mentre al 10% servirà aggiornarsi per più di un anno.

Per colmare questo gap di competenze dettato dall’adozione di nuove tecnologie, le aziende intravedono tre strategie future: assumere interi nuovi staff di lavoratori che posseggano già le competenze per le nuove tecnologie; automatizzare completamente alcuni processi produttivi; formare nuovamente i propri dipendenti. Quasi due terzi degli intervistati ha riferito di voler colmare il proprio gap tecnologico rivolgendosi a specialisti esterni, staff temporanei e freelancer.

The Future of Jobs Report 2018 è una fotografia delle aspettative nonché del tipo di investimento che gli amministratori delle aziende pensano oggi di compiere entro il 2022. Sebbene questo report interessi esclusivamente i prossimi 5 anni, è facile pensare che tali dati influenzeranno anche i quinquenni a venire.

D’altronde, le scoperte tecnologiche stanno spostando il confine tra le attività lavorative svolte dagli esseri umani e quelle eseguite da macchine e algoritmi. Queste trasformazioni, se gestite saggiamente, potrebbero portare a una nuova era del lavoro, prodotti migliori e a una superiore qualità della vita per tutti, ma se gestite male, potrebbero allargare le lacune di competenze, creare maggiore disuguaglianza e polarizzazione.

Il tempo di plasmare il futuro del lavoro è ora. Il report “The Future of Jobs Report 2018” fornisce alcuni strumenti in grado di supportare le risposte alle questioni critiche su cui imprese, governi e lavoratori devono al più presto confrontarsi. Chi volesse dare un’occhiata più approfondita a questo report, può liberamente consultare la versione integrale del The Future of Jobs Report 2018 visitando il seguente link.

Autore Alessandro Polli

Giornalista specializzato nel raccontare ciò che osserva vivendo sulla cresta di quell'onda chiamata progresso tecnologico. Negli anni ottanta ha avuto la fortuna di seguire prima l’avvento e successivamente l’affermarsi dei personal computer, poi, nel decennio successivo, l’esplosione dell'intrattenimento elettronico e, recentemente, di quella rivoluzione chiamata 3d printing. Tre epiche cavalcate tecnologiche che oggi gli permettono di raccontare un futuro sempre più sorprendente.

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