WASP supporta l’associazione AMAR per aiutare i mutilati di guerra siriani

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Che la stampa 3D sia una soluzione altamente versatile, applicabile a tantissimi settori differenti, non è una novità, ma alcune volte si può rivelare addirittura uno strumento capace di aiutare veramente le persone bisognose. Esempio lampante è il progetto avviato da AMAR (Costruire Solidarietà Reggio Emilia), WASP e Arche 3D WASPHub Mantova, che hanno donato all’Università di Damasco un laboratorio digitale per aiutare i mutilati di guerra in Siria.

Attivo all’interno dell’Università di Damasco circa un anno fa, il laboratorio vanta al suo interno una Delta WASP 4070 Industrial e una Delta WASP 2040 PRO, scanner, pc, monitor e materiale tecnico specifico per la stampa 3D medicale. Le protesi vengono realizzate partendo dai file open source del progetto e-NABLE e hanno come obiettivo quello di fornire un aiuto concreto a molti dei 50 mila mutilati presenti in Siria. All’avvio del progetto, Jean Bassmaji (fondatore dell’associazione AMAR) e Carlo Masgoutiere (CEO di Arche 3D) si sono recati di persona in Siria per una decina di giorni e ha contribuito attivamente alla formazione di studenti e professori, così da renderli subito operativi per lo sviluppo di protesi funzionali.

“C’è grande fermento e siamo stati accolti con tutti gli onori”, ha spiegato Carlo Masgoutiere. “Ora l’obiettivo è formare più persone possibili e realizzare protesi sempre più sofisticate. Lo scambio di conoscenze è virtuoso. Ad esempio una ragazza siriana ha già sviluppato un sistema con dieci movimenti, che vengono memorizzati sul braccio esistente e trasferiti alla parte mutilata”.

La formazione dei professori e degli studenti universitari siriani è stata effettuata prima sulle stampanti 3D WASP, Delta WASP 4070 Industrial e Delta WASP 2040 PRO, relativamente al funzionamento e alla manutenzione. Successivamente è stato insegnato loro come poter trasformare un file tridimensionale in file stampabile, attraverso i software di slicing e i vari parametri per la corretta esecuzione in base alle diverse necessità. Poi sono state affrontate le parti di scansione e dimensionamento e infine tutta la parte base per poter poi modificare e modellare le protesi, basandosi sulla realtà clinica dei pazienti.

Di ogni paziente veniva fatta una scheda con i dati clinici e informazioni varie, i dimensionamenti maggiori e le scansioni 3D dell’arto amputato e dell’atto sano. Si è passati all’utilizzo di file open source del progetto e-NABLE. Si tratta di file 3D standard di progetti di arti protesici meccanici, sia di mano che di avambraccio, ovvero le uniche tipologie che possono essere funzionanti meccanicamente grazie al movimento residuo o del polso o del gomito.

Attraverso opportune modifiche i file vengono scalati e adattati digitalmente, sia alle dimensioni del moncherino del paziente, sia alle dimensioni dell’arto presente. Queste dimensioni possono essere recuperate attraverso misurazioni standard, ma in maniera decisamente più precisa con la scansione 3D, che recupera esattamente la forma e la dimensione delle parti. È possibile dunque utilizzare le scansioni per creare invasi perfettamente adattabili al moncherino sui quali verrà fissata poi la protesi effettiva. I file vengono stampati in 3D a pezzi, che vengono poi assemblati con altri materiali, ricostruendo così in maniera artificiale l’anatomia dell’arto: la parte scheletrica, la parte tendinea e la parte muscolare.

“Le due basi del ponte sono state gettate”, ha sottolineato Massimo Moretti, CEO di WASP. “Ora gruppi di persone così distanti possono dare forma ai medesimi pensieri. Quello che viene progettato a Damasco può materializzarsi in Italia e viceversa, saltando a piè pari frontiere e check-point”.

Per la stampa del palmo dell’avambraccio e delle falangi possono essere utilizzati materiali tecnici, in base alle stampanti a disposizione, quindi è consigliabile stampare in materiali come Abs, policarbonato, carbonio arrivando al peek. ma anche il Pla può andare bene per le prime prove. La gomma può essere utilizzata per gli invasi o le coperture dell’interno del palmo e delle estremità delle dita, come cappucci che aiutano ad aumentare la presa. Per quanto riguarda il sistema di chiusura vengono utilizzati fili in nylon o kevlar, fissati alle parti stampate e fisse dell’avambraccio o del bicipite in modo che piegando il polso, o il gomito, questo ne permetta la tensione dei fili e una successiva chiusura del complesso delle falangi. Una volta effettuato il movimento di tensione, la controtensione di elastici dentali al di sopra delle falangi stampate permette la riapertura automatica della mano.

Le sperimentazioni saranno relative inizialmente alla stampa di falangi, mani, braccia, per poi arrivare agli invasi per protesi di arti inferiori, e a protesi mioelettriche basate su segnali muscolari che vengono utilizzati come input per schede elettroniche, in modo da azionare motori controllati per poter avere una chiusura dell’arto.

“Finalmente il nostro sogno è diventato realtà”, ha commentato entusiasta Jean Bassmaji. “Il laboratorio arti artificiali per i mutilati siriani è stato avviato presso la facoltà di Ingegneria Meccanica ed Elettrica di Damasco, dove una decina di studenti (in gran parte donne) e quattro insegnanti sono quotidianamente al lavoro. In Siria abbiamo incontrato un paese sfinito dopo quasi nove anni di guerra, ma tenace e pieno di speranza. La popolazione è cordiale e ospitale. Ma il nostro lavoro non è certo concluso: il laboratorio deve crescere e diventare sempre più un punto di riferimento scientifico, oltre che un traguardo umano”.

Autore Matteo Maggioni

Laureato in Scienze Giuridiche presso l’Università degli Studi di Milano, nel corso degli anni Matteo si è specializzato nel mercato delle New Technologies, concentrandosi particolarmente sul mercato della stampa 3D e sulle sue possibili applicazioni nel mondo dell'Industria 4.0.

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