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Trovate a Manchester armi stampate in 3D

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Quando vi avevamo raccontato che quei simpatici pazzi americani di Defense Distribued e il loro capo Cody Wilson erano riusciti a creare una pistola interamente stampata in 3D (a parte un chiodino di metallo) vi avevamo detto che il mondo non sarebbe più stato lo stesso. Wilson e soci si erano registrati come produttori d’armi negli USA, quindi tutto sommato non hanno fatto niente di illegale (anche perché le leggi non contemplano ancora la diffusione di modelli virtuali per la stampa di armi) ma da quel momento in poi, anche se il design originale della pistola stampata è stato rimosso poco dopo la pubblicazione) chiunque, in qualunque parte del mondo, con un pochino di ingegno (non basta stampare i pezzi e assemblarsi ma bisogna mescolare i filament con un materiale indurente), poteva crearsi in casa una pistola funzionante.

E quello era solo l’inizio. Con lo sviluppo delle tecnologie di stampa 3D personali, creare una pistola in casa sarà sempre più facile. Infatti ieri la polizia di Manchester ha sequestrato due componenti stampati in 3D di una pistola (il grilletto e un caricatore in grado di contenere proiettili), oltre a una Makerbot 2X, la più diffusa delle stampanti 3D personali (che costa 2.700 dollari ma se considerate i soldi che potreste guadagnare come trafficanti d’armi l’investimento è piuttosto contenuto).

La polizia inglese è preoccupata ma ovviamente a buttare benzina sul fuoco ci pensano i media inglesi che, ogni qualvolta una nuova tecnologia cerca di farsi strada, non vedono semplicemente l’ora di demonizzarla. Comprensibile: le notizie sulla prossima apocalisse causata dalla stampa 3D attirano ben più click di quelle sui potenziali benefici di questa incredibile tecnologia.

La preoccupazione principale per questa nuova generazione di armi da fuoco (che al momento – va detto – è composta da un grilletto e un caricatore di dubbia efficacia) è che le armi stampate sono realizzate usando materiali plastici e quindi impossibili da rilevare nei metal detector e anche difficili da vedere ai raggi X. Visto che secondo i media presto ce ne saranno in giro abbastanza per armare di tutto punto un intero esercito globale di rivoluzionari e terroristi, ai potenti di questo mondo così ingiusto e crudele conviene sperare che la rivoluzione industriale della stampa 3D permetta di limare l’ineguaglianza sociale prima che i poveri s’incazzino, si studino il progetto, e facciano una colletta per acquistare un bel po’ di Replicator 2X.

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Davide Sher

Sono un giornalista professionista iscritto all'ODG dal 2002 e mi sono sempre occupato di comunicazione trade. Per 10 anni ho redatto una testata dedicata al mercato dei videogiochi e successivamente ho partecipato alla creazione del primo iPad magazine dedicato all'elettronica di consumo. Dal 2012, mi occupo esclusivamente di stampa 3D/manifattura additiva, che vedo come la più affascinante e reale delle tecnologie oggi agli albori ma che plasmeranno il nostro futuro. Ho fondato Replicatore.it nel 2013 e ho scritto come blogger per diversi siti internazionali. Nel 2016 ho fondato la mia società 3dpbm (www.3dpbm.com), con base a Londra, che offre servizi di supporto alle aziende che vogliono comunicare, sia in Italia che nel mondo, i loro prodotti legati alla manifattura additiva. Oggi pubblichiamo diverse testate internazionali tra cui 3D Printing Media Network (il nostro sito editoriale internazionale), 3D Printing Business Directory (la più grande directory al mondo di aziende legate alla stampa 3D), Replicatore.it, Replicador.es e 3D Printing Media Network Chinese Version. Inoltre sono Senior Analyst di SmarTech Analysis, una delle più importanti realtà al mondo attive nella rilevazione di dati e previsioni di mercato relative ai vari segmenti verticali dell'industria della manifattura additiva.

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