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Contour Crafting, una (altra) macchina per stampare le case

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Si chiama contour crafting (CC) ed è il metodo utilizzato da Behrokh Khoshnevis della University of Southern California(USC) per costruire strutture grandi quanto interi palazzi con un processo simile a quello adottato dalle stampanti 3D. L’idea è davvero innovativa ma – allo stesso tempo – quasi alla portata dei nostri mezzi tecnologici, anche se il concetto di stampante 3D potrebbe essere ancora estraneo alla maggior parte delle persone.

Si tratta, infatti, di nuovi macchinari che producono oggetti (da parti per auto a giocattoli e persino violini ) attraverso il metodo “additivo”, cioè – proprio come la stampante inkjet che avete in casa – continuando ad aggiungere uno strato di materiale sull’altro. Solo che, mentre la stampante produce su carta immagini bidimensionali usando polveri di colore, la stampante 3D trasforma in realtà i progetti tridimensionali di software come AutoCAD e simili, usando delle polveri di vari materiali che si solidificano una volta che il risultato finale è stato ottenuto.

Sembra incredibile ma ancora più incredibile è l’idea di usare questo processo con il cemento, su scale enormi, per realizzare degli edifici. Eppure è proprio quello che il Dr. Khoshnevis si prefigge di fare e, anzi, ha già fatto, in miniatura, come ha dimostrato nel video qui sotto e nel discorso che é stato invitato a tenere per la serie di conferenze TEDx

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Nel concept da lui ideato, non molto diverso, a dire la verità, dal metodo inesatto dall’ingegner Dini con la sua D-Shape, gigantesche apparecchiature meccaniche, più alte del palazzo che dovrà essere costruito, usano un carrello robotizzato (che equivale alla puntina spara inchiostro delle stampanti normali) e che, muovendosi avanti e indietro lungo il perimetro, crea i muri portanti, quelli interni e persino il tetto (anche in versione “a cupola”) della struttura. Tutti i sistemi di tubature (le canaline per i cavi elettrici, i tubi dell’acqua o del gas) sono costruiti con lo stesso sistema, cioé aggiungendo, strato su strato, le sezioni circolari.

A vederlo all’opera sembra tutto fin troppo semplice e non risulta difficile immaginare un futuro in cui tutte le case verranno costruite in questo modo, riducendo enormemente, tra l’altro, lo spreco di materiali e i rischi per salute dei lavoratori (che però rischiano anche di trovarsi senza un lavoro). Khoshnevis promette che il sistema potrà essere usato per costruire grandi strutture per abitazioni low-cost nei Paesi poveri ma anche essere adattato per realizzare ville di lusso su misura per i più abbienti.

Lo scienziato iraniano ha già presentato uno studio che suggerisce di utilizzare questo metodo per costruire intere colonie sulla Luna, in modo che quando l’umanità deciderà di colonizzarla, avrà già degli spazi in cui abitare per proteggerla dalle radiazioni solari. Usare il contour crafting per operazioni ISRU (In Situ Resource Utilization, cioé sfruttando le risorse disponibili in loco) non é solo un’idea buttata lì ma é già stata presa in considerazione dal gruppo Habitat Structures del NASA/Marshall Space Flight Center In Situ Fabrications & Repair Team, che l’ha analizzata a fondo e ha persino condotto esperimenti per stabilire come sarà possibile ricavare cemento dalle rocce lunari e posarlo in condizioni di micro-gravità. Il concetto sarebbe molto simile a quello che accade nei videogiochi RTS, come il noto StarCraft o una versione futuristica di Farmville, in cui, come forse già sapete, vi basta accumulare risorse per costruire automaticamente qualsiasi cosa.

La strada, senza dubbio, è ancora lunga ma, come la stampa 3D si sta rapidamente facendo strada in tantissimi settori industriali, presto anche i palazzi in cui abiteremo saranno stampati su misura per noi.

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