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Colonie batteriche stampate in 3D per sconfiggere la fibrosi cistica

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Jason Shear, un professore di chimica della University of Texas ha messo a punto un metodo per stampare in 3D intere colonie batteriche, dando loro la forma desiderata (cubi, piramidi, coni) proprio come fa una stampante 3D che utilizza la plastica. Questo sistema permetterà di studiare più a fondo in che modo il comportamento delle colonie batteriche cambia rispetto a quello dei singoli batteri, e se la forma che assumono contribuisce a questo cambiamento.

Alcune volte, infatti, gli agglomerati di batteri formano degli strati di materiali molto difficile da rimuovere o attaccare con gli antibiotici: ad esempio accade con la placca batterica, che deve essere rimossa dal dentista o per lo meno da una spazzolata duratura (o da questo super spazzolino stampato in 3D). L’applicazione del sistema ideato da Shear, però, ha un utilizzo ancora più importante: servirà per studiare la fibrosi cistica e il modo in cui la pellicola batterica si attacca alla superficie polmonare spesso creando un ciclo infezione-cure-infezione che risulta letale.

Esattamente, come si stampa in 3D un batterio? A quanto pare vengono (i batteri) inseriti in una sostanza gelatinosa e raffreddata per farla solidificare. A questo punto, con dei laser, gli scienziati “ritagliano” delle aree intorno a gruppi di batteri, fondendo insieme le molecole della gelatina. Quando la gelatina (idrogel) viene scaldata, l maggior parte di essa si scioglie ma i gruppi di batteri restano protetti e proliferano, in colonia della forma desiderata.

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