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Moda e stampa 3D, è arrivato il momento per passare alla produzione?

Negli ultimi anni, il rapporto tra moda e stampa 3D è andato via via intensificandosi. I motivi sono diversi. Se non molto tempo fa non erano pochi i designer che sceglievano di disegnare a mano le loro creazioni per poi simulare delle sfilate al computer e immaginare come un determinato capo avrebbe vestito la futura indossatrice, oggi si è arrivati a quello che sembra un punto di svolta, difficile da prevedere ma impossibile da ignorare.

Diverse aziende già note in tutto il mondo, ma anche alcuni stilisti che stanno entrando solo adesso nel campo della moda, hanno scelto di utilizzare le stampanti 3D SLS per realizzare alcuni prototipi dei loro capi di abbigliamento della nuova collezione. Non solo: c’è chi ha già dichiarato di aver scelto di utilizzare un accessorio di questo tipo per realizzare indumenti e calzature in grado di rispondere meglio alle esigenze della clientela. Un fenomeno non da poco che è il caso di analizzare con cura, così da comprendere a fondo quali siano le cause di un simile cambiamento e quali potrebbero essere le conseguenze.

Moda e stampa 3D dalle scarpe in su

Moda e stampa 3DTra le aziende che per prime hanno deciso di sperimentare l’efficienza della stampa in 3D per la realizzazione dei propri prodotti spicca New Balance. Le 44 paia di Zante Generate lanciate sul mercato il 29 Aprile 2016 sono state proposte ad un prezzo non proprio accessibile (si parla di 400 dollari sul sito internet e 583 dollari presso il punto vendita di Boston) ma sono comunque andate a ruba. Il motivo è da cercare nella curiosità che ha spinto i compratori a lanciarsi su un prodotto tanto innovativo quanto esclusivo. Il CEO dell’azienda, Robert de Martini, ha dichiarato che già da diversi anni New Balance sfruttava questa tecnologia per produrre le calzature ideali per gli sportivi di professione che ne facevano richiesta. A rivelarsi innovativa, quindi, sembra non tanto la tecnologia utilizzata, quanto la disponibilità al grande pubblico.

Non mancano poi i designer che hanno deciso di approfittare delle possibilità offerte dalla stampante 3D e di lanciare delle collezioni davvero eccentriche ma che si rivelano irresistibili. Spiccano, in particolare, i disegnatori di gioielli che lavorano per VOJD Studios. Questi, insieme ai finanziatori della maison svizzera Akris, hanno deciso di lanciare sul mercato dei gioielli realizzati in poliammide e argento ispirati al Padiglione Naoshima, poliedrica struttura architettonica realizzata dal giapponese Sou Fujimoto. La struttura di anelli, bracciali e collane ricorda quella di una maglia, riccamente decorata con piccoli tocchi di luce che rendono ogni accessorio più femminile e adatto ad ogni contesto. Altro esempio di applicazione della tecnologia al campo della moda è rappresentato dall’opera di Francis Bitonti che ha scelto di realizzare una collezione di scarpe prodotte interamente con stampanti 3D. La collezione “Mutatio” nasce dalla “collaborazione con l’intelligenza artificiale”, come sostenuto dallo stesso designer. Fasce in pelle e cuoio si uniscono a tacchi e zeppe stampate in nylon e placcate in oro per dare ad ogni passo l’eleganza che merita. Del resto, se tra le indossatrici del brand figura anche la bellissima Dita Von Teese non ci si può non aspettare una collezione seducente e raffinata al tempo stesso.

Fashion optimization

Moda e stampa 3D SLSSe è vero che le stampanti 3D non possono, almeno per il momento, sostituire l’estro creativo dei designer più in voga, è anche vero che utilizzare questi macchinari permetterebbe di abbattere i costi di produzione. C’è chi pensa, infatti, che ampliare la produzione di capi di abbigliamento stampati con i moderni sistemi 3D permetterebbe di eliminare il lavoro in fabbrica da parte dei bambini e delle categorie protette attualmente sfruttate nei paesi del Terzo Mondo dalle grandi multinazionali. La stampante 3D, infatti, potrebbe sostituire la manodopera sottopagata, rivelandosi un buon investimento sia da un punto di vista strettamente economico (ogni stampante andrebbe acquistata una sola volta mentre il pagamento della manodopera è periodico) che umanitario. Un’idea un po’ ambiziosa, forse, ma che aprirebbe la strada ad un nuovo modo di concepire la moda: per tutti, senza sofferenza alcuna.

Ci si interroga tuttavia anche sulle numerose conseguenze che una simile svolta potrebbe avere. Come verrebbero impiegati i dipendenti delle aziende più grandi? Arriva, ovviamente, una risposta anche per questo tipo di quesito. Come già successo in altri campi, coloro che attualmente si occupano della realizzazione dei diversi capi dovrebbero specializzarsi e imparare a controllare il buon funzionamento dei macchinari e la qualità dei capi realizzati.

Come ogni cambiamento epocale, anche quello appena descritto richiede una certa riflessione, a monte, oltre ad una particolare attenzione ai pro e ai contro. L’ideale sarebbe non eccedere
ma lasciare che uno strumento come la stampante 3D funga da supporto (e non da sostituto) della lavorazione dei capi di abbigliamento da parte degli artigiani specializzati. Difficile? Forse. Impossibile non di certo.

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