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L’utilizzo del 3D printing per rafforzare i programmi di educazione sul rischio mine in Siria

Ad oggi, sulla Terra, ci sono circa 100 milioni di mine inesplose. Eliminare questi rimasugli bellici esplosivi è costoso e rischioso. Stando ai rapporti, questi dispositivi feriscono o uccidono una persona ogni 20 minuti. Esistono programmi MRE (Extensive Mine Risk Education), portati avanti dalle principali ONG come ONU e  Halo Trust che puntano ad educare sia gli esperti di esplosivi delle forze dell’ordine, che i residenti, sui pericoli delle mine.

3D LifePrints, un’organizzazione che si occupa di 3D printing con sede nel Regno Unito, utilizza questa tecnologia anche per progetti umanitari e crea da 3 anni repliche altamente realistiche delle mine e degli ordigni più comuni per i programmi MRE. Queste riproduzioni imitano una serie di dispositivi in termini di dimensioni, forma, colore e peso; inoltre si tratta di repliche utilizzate in ambienti estremamente disagevoli, spesso in condizioni di caldo, umido e polvere.

A0 2.5 stampato in 3D, un ordigno lanciato dagli aerei russi

Tutte le riproduzioni sono state stampate tramite stampanti 3D desktop con l’apposito filamento 3DLP, una versione potenziata dei normali filamenti PLA e ABS dal momento che è stato riscontrato che i materiali normali non sono adatti all’uso in condizioni disagevoli; infatti i consueti tassi di assorbimento di umidità pari a circa il 2% del PLA hanno fatto sì che le repliche si degradassero in condizioni di umidità, e che soprattutto i raggi infrarossi ne causassero la deformazione per via di un accumulo di calore latente.

I fac-simile dei modelli sono stati forniti a organizzazioni quali il Mine Action Service delle Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa nello specifico del Weapons Humanitarian Department,  impegnate in un vasto numero di paesi in conflitto e in post-conflitto come Turchia, Giordania, Sud Sudan, Mali, Kenya, Etiopia, Zimbabwe e Iraq.

La Difesa Civile Siriana, meglio nota come Caschi bianchi (nominata per il Premio Nobel alla Pace) fornisce da anni servizi di ricerca e soccorso ai cittadini della Siria colpiti dal conflitto in corso. Tramite una ONG sovvenzionata dal governo britannico, 3D LIfePrints è riuscita a fornire ai Caschi bianchi riproduzioni di ordigni (si stima che circa il 30% delle bombe lanciate in Siria non esploda) consentendo loro di svolgere il proprio lavoro in maniera più efficace.

Tipico set stampato in 3D per programmi MRE

Tuttavia, spedire riproduzioni realistiche di mine, sebbene per gli importanti fini educativi dei programmi MRE, può risultare piuttosto complicato, in quanto spesso le compagnie di logistica e gli ufficiali di dogana possono classificare quale carico pericoloso anche repliche in plastica e ovviamente senza esplosivo.  Personalmente, ho avuto modo di incontrare gli executive di 3D LifePrints in Turchia nel gennaio 2015, dove si appoggiavano a uno shop di servizi di 3D printing locale per aggirare  questi ostacoli e realizzare le riproduzioni. 3D LifePrints ha anche collocato una serie di strutture per 3D printing nei paesi d’interesse al fine di poter stampare rapidamente le repliche, riducendo al minimo le difficoltà logistiche, come nel Sud Sudan e in Mali.

Si parla molto del 3D printing di armi, compreso quello di vere pistole e granate. Per una volta però, possiamo essere felici di raccontare l’utilizzo di questa tecnologia ai fini umanitari, per combattere le problematiche relative ai conflitti e in cui i prodotti vengono realizzati per salvare vite e non per porvi fine. Sarebbe bello se questo genere di iniziative attirasse l’attenzione dei media allo stesso modo in cui avviene per le armi stampate in 3D, che sono invece dotate del potenziale di mettere in pericolo la vita delle persone.

Autore articolo originale: Davide Sher.

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