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GioielliInterviste

Il presidente di Solidscape Fabio Esposito svela i retroscena dietro all’entrata nel gruppo Prodways

Solidscape è una delle aziende più solide e consolidate del mondo della stampa 3D e come tale è meno concentrata sul processo e molto più focalizzata sui prodotti che è possibile realizzare attraverso le sue stampanti. Perchè Solidscape nasce all’insegna della manifattura additiva intesa più come manifattura rapida che come prototipazione rapida. Questo processo produttivo non è diretto ma vede la stampante come parte integrante di un flusso end-to-end, in cui altri elmenti cardine includono il design digitale (e l’accessibilità dei sistemi CAD), la microfusione e altri processi di finitura. Le stampanti 3D di Solidscape sono usate per creare geometrie altrimenti impossibili in cera pura, per poi creare serie di oggetti finali (soprattutto gioielli) usando colate di qualsiasi materiale desiderato. Questo le rende un po’ meno affascinanti nell’immaginario diffuso (ma irrealistico) della stampante 3D come macchina unica per i processi produttivi. Le rende però molto più interessanti dal punto di vista delle appicazioni reali. Tanto che ad oggi l’azienda vanta una base installata di oltre 6,000 sistemi: una cifra impressionante se si considera che stiamo parlando di macchine comunque con prezzi industriali.

A causa della sua natura estremamente “pratica” Solidscape, non cerca visilbità nel mondo della tecnologia ma si rivolge sopratutto ai segmenti verticali, tra cui quello del gioiello che oggi rappresenta l’80% del suo parco clienti. Anche per questo le informazioni sulle attività aziendali sono spesso frammentarie a difficile da reperire. La recente transizione, che ha visto Solidscape passare dal gruppo americano-israeliano Stratasys a quello francese Prodways (che fa parte di Group Gorgé) ha di nuovo messo la storica società sotto i riflessori. Replicatore.it ha avuto la possiblità di contattare Fabio Esposito, Presidente globale di Solidscape dal 2007, per un’intervista esclusiva in cui abbiamo parlato del passato, presente e soprattutto futuro dell’azienda. Che si preannunica piuttosto roseo.

Davide Sher: Partiamo dall’inizio, ci può raccontare come è nata Solidscape?

Fabio Esposito: “Solidscape era una piccola società nata nel lontano 1994. Nel 2005 sono iniziate a emergere le prime avvisaglie di una possibile presenza nel mondo della stampa 3D e a questo punto sono intervenuti 3 investitori che hanno acquisito la società dando vita a una serie di investimenti programmati su un periodo tra 3 e 5 anni. Con loro sono arrivato anche io in qualità di Presidente. A partire dal 2007 abbiamo iniziato a consolidare la nostra presenza nel campo della gioielleria. Da allora abbiamo continuato a crescere raggiungendo una posizione di leadership nel settore.

DS: Poi è iniziato il periodo Stratasys…

La tecnologia di Solidscape permette di raggiungere livelli unici di complessità e precisione da usare nei processi di microfusione.

FE: Quando sono arrivati loro nel 2011 il nostro progetto era già ben avviato ma con il supporto di un grosso gruppo come Stratasys è stato possibile ampliare ulteriormente il progetto e le ambizioni della società. Siamo partiti da zero e abbiamo raggiunto risultati notevoli e un fatturato annuale superiore a 10 milioni di dollari [Stratasys ha acquisito Solidscape per 38 milioni di dollari, N.d.R.]. Quando Stratasys ha acquisito Solidscape era guidata da Scott Crump e non si era ancora fusa con Objet. Per loro era un’opportuità unica di ampliare il business oltre il mondo della prototipazione, nel contesto di una politica denominata DDM (Direct Digital Manufacturing) che continua ancora oggi.”

DS: Come sono cambiate le cose dopo l’acquisizione di Objet?

FE: Durante tutto il nostro rapporto con Stratasys, Solidscape è sempre rimasta una società quasi completamente indipendente, con un suo team esecutivo e libera di perseguire e definire le proprie strategie. La fusione di Stratasys con Objet è stata molto complessa e ha naturalmente catalizzato tutta l’attenzione del gruppo. Essendo già molto indipendenti, è cambiato poco per noi e abbiamo comunque potuto beneficiare della sicurezza economica fornita dalla casa madre. Tanto più che il CEO di Objet, David Reis, che poi è diventato CEO del Gruppo Stratasys, era anche nel consiglio di amministrazione di Solidscape.”

DS: Cosa ha portato poi a questa cessione?

FE: “Nel 2016 è andato via Reis ed è arrivato Ilan Levi, che ha cambiato l’approccio strategico centralizzando tutto verso il core business, quindi FDM e PolyJet. In tutto questo Solidscape non rientrava negli obiettivi strategici ed era anche la più facile da separare. Anche per questo decidemmo che la cosa migliore fosse quella di vendere la società. Il rapporto con loro è stato comunque bellissimo e ci ha dato la possibilità di crescere, sia per top line che per bottom line. Infatti Solidscape continua a far registrare margini molto elevati se paragonata ad altre società della stampa 3D. Ci hanno lasciato operare nel migliore dei modi.”

DS: Cosa rende Solidscape unica?

FE: “Siamo una delle poche società che si identifica fortemente con il mercato verticale in cui andiamo ad operare. Non andiamo agli eventi di stampa 3D ma ci riteniamo una società che opera prima di tutto nel mondo della gioielleria. La nostra specialità sono gli oggetti ad elevata complessità geometrica. Che siano applicazioni medicali, dentali o per il giocattolo, possiamo comunque giocare un ruolo attraverso la nostra tecnologia. Ci occupiamo di produzione indiretta, non di prototipi. Il nostro obiettivo è integrarci nei mercati in cui lavoriamo e ora puntiamo ad espanderci ulteriormente in altri mercati ma sempre manetenendo un approccio molto verticale. Nel mercato oggi abbiao più di 6,000 macchhine: i nostri sistemi sono orientati verso la produzione e hanno dei costi notevoli, che rappresentano quindi un investimento quinquennale. Prima del consolidamente del mercato avviamo nel 2011 da Stratasys e 3D Systems, siamo arrivati ad essere la oscietà con la quarta installed base. Ancora oggi siamo tra le prime 5. Quando vedi questi numeri e consideri che circa 1,200 macchine sono state vendute al di fuori del mondo della gioielleria arrivamo a competere con produttori del calibro di EOS e Arcam per quanto riguarda i sistemi industriali. Se vai da Google, Apple e anche Luxotica ci trovi macchine Solidscape.”

“Siamo una delle poche società che si idenfitica fortemente con il mercato verticale in cui andiamo ad operare”

DS: Chi sono i concorrenti di Solidscape?

Solidscape Fabio Esposito
Il nuovo software SolidPIRO è parte integrante della strategia di Solidscape per incrementare l’adozione della stampa 3D come metodo produttivo nel mondo della gioielleria

FE: “La concorrenza c’è sempre e negli ultimi anni c’è stata una “race to the bottom”. Ci sono oggi tecnologie come la DLP – o anche SLA – che usano resine per la microfusione anche se con possiiblità molto più limitate. Se consideri che le macchine di Formlabs o anche EnvisionTEC e DWS hanno comunque prezzi più accessibili non c’è dubbio che la pressione aumenta. Però queste sono macchine più adatte per l’aspetot prototipativo mentre se davvero vuoi fare produzione la nostra tecnologia è unica e anche piuttosto difficile da replicare. Il vantaggio più importante è che siamo in grado di usare due materiali, quindi anche un materiale di supporto che è solubile in un liquido, asiscurando una complessità praticamente illimitata delle geometrie.”

DS: Dove sarà la crescita futura? 

FE: “Fondamentalmente il mercato della gioielleria ha ancora delle regioni completamente inesplorate per quanto riguarda l’uso della stampa 3D da un punto di vista manifatturiero. Nel settore del gioiello in generale l’uso della stampa 3D per la produzione è stimato ancora al di sotto del 10%. Anche per questo continuiamo a investire fortmente in marketing verso il mercato della gioielleria. Il nostro obiettivo è di espandere il nostro portfolio al di la della stampante. L’adozione del CAD, per esempio, è ancora molto limitato quindi la capacità di adozione della stampa 3D è limitato anche dal numero di licenze software. Regioni come il sudest asiatico o l’America Latina, che sono mercati dal grand potenziale, restano largamente inseplorate. Per questo abbiamo lanciato una nuova piattaforma software che incrementi l’accessibilità ai designer. Stiamo guardando a tutto il processo, dall’idea al pezzo finale.”

DS: COme è nata la decisione di vendere a Prodways?

FE: “A partire da quando è stata presa la decisione di vendere la Società abbiamo deciso di cercare un’azienda seria quanto lo fosse stata Stratasys, al di là di tutte le complessità legate alla fusione con Objet e le successive acquisizioni di MakerBot e GrabCAD. Con Prodways abbiamo individuato una società le cui tecnologie erano altamente sinergiche con le nostre. Prodways infatti offre sistemi industriali di alto livello ma il suo parco macchine non include tecnologie inkjet. Inoltre fanno moltissima ricerca sui materiali e hanno alle spalle un grande gruppo [Group Gorgé che opera in campi avanzatisismi come la robotica e il nucleare, N.d.R.]. Unirci con loro ci permette di fare molto più sviluppo e ampliare il nostro parco clienti significativamente e rapidamente.”

DS: State lavorando su nuove evoluzioni hardware o altri nuovi sistemi?

FE: “Stiamo certamente lavorando a nuove evoluzione dell’hardware e per ampliare ulteriormente le performance delle macchine. Solo due mesi fa abbiamo lanciato la nuova macchina, la S390 basata su una nuova tecnologia molto più performante con una nuova famiglia di materiali a corredo. A giugno abbiamo lanciato la nuova piattaforma software SolidPIRO che permette di integrare rapidamente e facilmente la stampa 3D in una linea di produzione di gioielli.”

DS: Come è il vostro rapporto con i service di stampa 3D?

Il service di Kangshuo in Cina ha più di 150 stampanti Solidscape installate.

FE: “Bisogna differenziare tra service bureau specializzati per il gioiello e non-specializzati. Noi lavoriamo tantissimo con i service bureau specializzati, tanto che ci sono service che hanno fino a 25 delle nostre macchine installate, e comunque sempre tra le 5 e le 10 macchine Solidscape. In Cina, nel 2015, abbiamo creato il più grande service bureau in Cina, con 150 delle nostre macchine che producono qualcosa come 250,000 pezzi all’anno per il mercato cinese. Anche per loro stiamo sviluppando le soluzione avanzate end-to-end, visto che le esigenze di chi ha molteplici macchini sono molto diverse da chi utilizza una sola macchina per la prototipazione.”

DS: Mentre per quanto riguarda i service B2C?

FE: “Le nostre macchine sono fatte per produrre geometrie molto complesse per applicazioni professionali per high-end jewelry. Service B2C come Shapeways, iMaterialise o Sculpteo generalmente non si rivolgono a questo tipo di utenti ma, nel caso dovessero ricevere richieste che beneficerebbero della nostra tecnologia, si rivolgerebbero a loro partner specializzati.”

“Bisogna focalizzarsi sul prodotto più che sul processo”

“La stampante 3D da sola non significa nulla, è solo una parte integrante del processo il cui scopo è il pezzo finale. I service generalisti sono focalizzati sulla tecnologia. Nel nostro caso la stampa è una parte di un processo artigianale molto complesso, che richiede conoscenze ed esperienze notevolissime. Il valore del pezzo è anche nei processi successivi alla stampa e alla microfusione.”

DS: La stampa 3D diretta dei metalli preziosi potrebbe arrivare a togliervi quote di mercato oppure si tratta di una tecnologia ancora troppo acerba?

FE: “Sicuramente ha delle potenzialità ma non credo che esistano tecnologie che possono offrire le possibilità e la scelta di materiali che si possono ottenere usando i sistemi Solidscape e la micro fusione. Forse tra dieci anni la situazione sarà potrebbe essere sostanzialmente diversa. Soprattutto se verranno risolti i problemi legati alla stampa 3D diretta, come la rimozione dei supporti o la qualità superficiale. La questione è che realizzare i “pattern” in cera permette di non essere mai vincolato a un singolo materiale. una delle problematiche della stampa 3D diretta è proprio quella relativa ai materiali; il giorno in cui ci sarà qualcuno che progetterà una stampante che ti garantisce precisione e proprietà superficiali e meccaniche e che sopratutto ti da la possibilità di scegliere diversi materiali attraverso una cartuccia di platino, di titanio o di oro 18  e 22 carati a quel punto sarà un problema risolto in tantissime applicazioni. Oggi i costi di gestione di una stampante metallo sono notevoli le capacità in termini di precisione sono troppo limitate. Spero, per un fatto di innovazione tecnologica, che tra 5 queste limitazioni saranno saranno superate.”

 

Davide Sher

Sono un giornalista professionista iscritto all'ODG dal 2002 e mi sono sempre occupato di comunicazione trade. Per 10 anni ho redatto una testata dedicata al mercato dei videogiochi e successivamente ho partecipato alla creazione del primo iPad magazine dedicato all'elettronica di consumo. Dal 2012, mi occupo esclusivamente di stampa 3D/manifattura additiva, che vedo come la più affascinante e reale delle tecnologie oggi agli albori ma che plasmeranno il nostro futuro. Ho fondato Replicatore.it nel 2013 e ho scritto come blogger per diversi siti internazionali. Nel 2016 ho fondato la mia società 3dpbm (www.3dpbm.com), con base a Londra, che offre servizi di supporto alle aziende che vogliono comunicare, sia in Italia che nel mondo, i loro prodotti legati alla manifattura additiva. Oggi pubblichiamo diverse testate internazionali tra cui 3D Printing Media Network (il nostro sito editoriale internazionale), 3D Printing Business Directory (la più grande directory al mondo di aziende legate alla stampa 3D), Replicatore.it, Replicador.es e 3D Printing Media Network Chinese Version. Inoltre sono Senior Analyst di SmarTech Analysis, una delle più importanti realtà al mondo attive nella rilevazione di dati e previsioni di mercato relative ai vari segmenti verticali dell'industria della manifattura additiva.

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