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Uno studio dimostra che le armi stampate in 3D sono soggette a problematiche simili a quelle degli altri segmenti

Ogni qual volta viene pubblicato un articolo o uno studio sulle armi stampate in 3D, emerge una sorta di isteria di massa da entrambi gli schieramenti del campo di battaglia. I media generici e l’opinione pubblica hanno il terrore che chiunque possa trasformarsi in un terrorista e stampare la propria arma in 3D direttamente da casa; nel contempo, gli entusiasti del 3D printing e gli operatori del settore tendono a sminuire la faccenda, affermando che si tratta solo di click-bait. A seguito del nuovo studio sul commercio di armi pubblicato da RAND Research, abbiamo parlato con l’autore, Giacomo Persi Paoli per comprendere esattamente se e quanto dovremmo preoccuparci.

La prima problematica è che sì, in effetti nello studio le armi stampate in 3D sono viste come una potenziale, anche se molto reale, minaccia. Ad ogni modo, ciò va contestualizzato con l’effettivo impatto, molto limitato, che il 3D printing, soprattutto quello casalingo, ha sulla produzione globale. Noi di 3D Printing Business Media ci occupiamo in primo luogo del presente e del futuro a breve termine, quindi va detto che se le armi in 3D sono destinate ad essere minaccia, questo accadrà tra qualche anno.

“Mentre, da un lato è vero che una stampante 3D con prestazioni relativamente elevate, in grado di utilizzare materiali compositi per applicazioni sostitutive dei metalli al momento è abbastanza a buon mercato,” dice Persi Paoli, “è anche vero che stampare un’intera pistola in 3D, se non si ha familiarità con il processo, è piuttosto complicato. In ogni caso, la tecnologia e i materiali si stanno evolvendo rapidamente e molto è cambiato in termini di disponibilità da quando abbiamo pubblicato la prima ricerca in materia, nel 2014.”

Nel frattempo, quando si parla di traffico di armi su vasta scala, le tecnologie di 3D printing non sono in grado di competere con gli approcci tradizionali. Persi Paoli conviene sul fatto che un’organizzazione criminale che potrebbe potenzialmente servirsi del 3D printing per la produzione di armi su vasta scala, troverebbe le stampanti 3D attuali troppo lente ed inaffidabili e continuerebbe probabilmente a sfruttare i consueti canali illeciti.

La ricerca si concentra sulla proliferazione e sui traffici illeciti internazionali di armi da fuoco ed esplosivi e coinvolge una complessa trama di questioni relazionate tra loro. Al suo interno emerge che, nonostante l’impegno per la regolamentazione delle armi da fuoco, esistono diverse modalità utilizzate dalle imprese criminali per bypassare i controlli e trafficare armi oltrepassando i confini internazionali. Questa problematica si è rivelata di particolare rilievo per la sicurezza nella UE, malgrado le rigide misure di controllo in merito.

Una di queste modalità è il “dark web”, il quale ospita tanti diversi mercati neri online che facilitano la vendita di armi d fuoco, armi, esplosivi e materiali digitali vietati. Negli ultimi anni, il ruolo del dark web è diventato di maggiore rilevanza a seguito dei suoi legami con la sparatoria di Monaco del 2016, durante la quale un “lupo solitario” utilizzò un’arma acquistata sul dark web. Questi attacchi terroristici hanno consolidato la diffusione nell’opinione pubblica che il dark web rappresenti un supporto per i terroristi e per la criminalità organizzata, nell’intento di procurarsi armi da fuoco. Tuttavia, nonostante ciò, si sa molto poco sulla portata e sulle finalità del commercio di armi nel dark web.

In considerazione di tutto questo, la minaccia dello scambio digitale di file contenenti progetti di armi stampabili in 3D è una realtà.

Il progetto

RAND Europe e la University of Manchester hanno collaborato per eseguire lo studio commissionato dall’Economic and Social Research Council tramite la Partnership for Conflict, Crime & Security Research. Complessivamente, il progetto era destinato a comprendere i metodi di compravendita delle armi da fuoco e dei prodotti correlati nel dark web, con una particolare attenzione alla portata e alle finalità della loro disponibilità all’interno dei cripto-mercati.

Risultati

Il dark web sta incrementando la disponibilità di armi da fuoco più performanti e più recenti a prezzi uguali o inferiori a quelli del mercato nero. A quanto pare, gli Stati Uniti sono la sorgente più comune di armi in vendita nel dark web. In questo scenario, gli annunci relativi alle armi da fuoco (42%) sono i più gettonati, seguiti dai prodotti digitali relativi alle armi (27%) e altri, comprese le munizioni (22%). Le pistole sono l’arma da fuoco più presente (con l’84%) seguite dai fucili (10%) e dalle mitragliatrici (6%).

Il commercio di prodotti digitali relativi alle armi pone sfide ulteriormente complesse. Questi prodotti costituiscono spesso vere e proprie guide che offrono tutorial in merito ad un’ampia gamma di azioni illecite, che vanno dalla conversione di pistole finte o da segnalazione in armi vere, alla produzione home-made di armi ed esplosivi, tra cui modelli che possono essere trasformati in articoli del tutto funzionanti per mezzo del 3D printing.

Ancora una volta, questa tendenza segue le stesse dinamiche di qualsiasi altro segmento di adozione del 3D printing. Anche se la disponibilità di veri e propri prodotti funzionali realizzati tramite il 3D printing potrà essere una realtà tra qualche decennio, le stampanti 3D possono comunque essere utilizzate per produrre “parti di ricambio”. Mentre nel settore aerospaziale, in quello della mobilità e in quello medico queste parti di ricambio offrono opportunità incredibili in termini di fruibilità e distribuzione, nel settore delle armi possono offrire possibilità ai malviventi, come ad esempio evitare la tracciabilità delle proprie armi.

L’ironia sta nel fatto che se il 3D printing rappresenta un’efficacie strumento per personalizzare un prodotto, a quanto pare è altrettanto efficacie per “de-personalizzare” una pistola.

“I produttori di armi legali fanno il possibile per disporre delle misure che rendono qualsiasi arma riconducibile al suo possessore legale” dice Persi Paoli. “Se queste misure vengono sostituite da parti funzionali, rendere un’arma non-tracciabile diventa semplice. Ci rendiamo conto che i materiali affidabili a base di polimeri possono non essere ancora disponibili ma nel corso degli ultimi tre anni i compositi e i polimeri di sostituzione dei metalli si sono evoluti in maniera significativa, soprattutto per le applicazioni nel 3D printing. In effetti, adesso anche alcune armi militari e persino i proiettili, possono essere di plastica.”

È improbabile che il dark web sia il metodo scelto per alimentare i conflitti, in quanto lo scambio d’armi non avviene su una scala abbastanza larga e per via delle potenziali limitazioni relative alle infrastrutture e ai servizi in una zona di conflitto. E questo vale a maggior ragione per le armi stampate in 3D. D’altro canto però, il dark web possiede il potenziale per diventare la piattaforma prediletta dai singoli (ad esempio, terroristi solitari) o da piccoli gruppi (ad esempio, le gang) per procurarsi armi e munizioni nascosti dietro il sipario dell’anonimato che tale ambiente fornisce. Inoltre, potrebbe essere utilizzato da individui vulnerabili e fanatici per acquistare armi da fuoco.

“In questo caso, anche la disponibilità del 3D printing domestico fa la sua parte”, dice Persi Paoli. “Al giorno d’oggi, un lupo solitario, o uno squilibrato, che decide di acquistare un’arma deve comunque fare i conti con un mondo sotterraneo, pericoloso e complicato per un outsider. Invece, anche se acquistare file digitali stampabili in 3D, stampare le parti e infine assemblare l’arma può richiedere determinate competenze, ciò non comporta alcun pericolo specifico alla persona e potrebbe essere considerato come una limitazione in meno”.

Persi Paoli ha inoltre confermato che nel dark web è possibile trovare i progetti per le parti disponibili al download per il 3D printing a soli $10.

Il traffico di armi illegali presenta ulteriori sfide per le forze dell’ordine e per i governi nazionali. Queste sfide sono costituite per la maggior parte dell’anonimato degli individui che utilizzano il dark web per l’acquisto di armi.

Conclusioni e osservazioni

Il dark web rappresenta una nuova piattaforma che consente il traffico di armi su scala mondiale. Nonostante il valore e il volume di armi commerciate sia relativamente limitato rispetto ad altre tipologie di prodotti (ad esempio, le droghe) o ad altri prodotti equivalenti trafficati online, l’impatto potenziale sulla sicurezza interna è significativo, come dimostrato dai recenti attacchi terroristici da parte dei cosiddetti “lupi solitari” in Europa.

La ricerca conclude inoltre che gli strumenti internazionali esistenti per combattere il traffico di armi non devono essere considerati obsoleti. La validità di alcuni strumenti andrebbe certamente esaminata e forse perfezionata, ma l’emergenza di una nuova minaccia non richiede necessariamente la creazione di nuovi strumenti. Nel contempo, è chiaro che questa indagine non è volta ad accusare il 3D printing come tecnologia, considerando quanto l’autore stesso sia affascinato dal potenziale di questa tecnologia, una delle ragioni per cui ha condotto questo studio di sua iniziativa; tuttavia, fingere che il rischio non esista potrebbe significare lasciare che questo aumenti fino a diventare troppo grande. Il web e il 3D printing stanno democratizzando e liberalizzando le tecnologie e questo grande potere è inevitabilmente corredato da grandi responsabilità.

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