Una chiacchierata con Lee-Bath Nelson, co-fondatrice di LEO Lane su proprietà intellettuale e donne nel settore dell’AM

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Per dare il via alla nostre serie di focus dedicata alle donne nel settore dell’AM , abbiamo intervistato Lee-Bath Nelson, co-fondatrice di LEO Lane, un noto fornitore di soluzioni di protezione e protezione della proprietà intellettuale (PI) per l’industria AM. L’azienda, fondata nel 2014 e con sede in Israele, consente ai produttori non solo di proteggere la loro proprietà intellettuale per le parti prodotte in modo additivo (AM) ma di controllare l’utilizzo di risorse digitali, contribuendo a rendere l’AM una soluzione produttiva fattibile per applicazioni industriali.

Abbiamo parlato con Lee-Bath Nelson di LEO Lane, che ha co-fondato l’azienda in collaborazione con Moshe Molcho (CEO) e l’esperta di design industriale Tessa Joan Blokland. Insieme, i tre hanno lavorato per creare una soluzione software di sicurezza facilmente integrata.

Essendo una compagnia fondata da due donne e un uomo, LEO Lane è anche nota quale un primo esempio di come la diversità di genere sia realizzabile nel settore tecnologico e dell’AM. Tuttavia, questa azienda è una delle poche nell’AM in cui le donne occupano una posizione di leadership. Noi abbiamo parlato con Nelson di questa dinamica e di come la sua azienda stia contribuendo a dare forma all’industria.

Dal Venture capital all’AM

“Per molti anni sono stata partner di società di venture capital,” dice Nelson, spiegando il modo in cui le è stato presentato per la prima volta il 3D printing. “La prima di queste società investiva nella Objet Geometries, che oggi si chiama Stratasys. Parliamo di più di 20 anni fa. In quell’occasione sono entrata in contatto con la stampa 3D, un qualcosa che all’epoca mi sembrava magia.”

“La prima di queste società investiva nella Objet Geometries, che oggi si chiama Stratasys. Parliamo di più di 20 anni fa. In quell’occasione sono entrata in contatto con la stampa 3D, un qualcosa che all’epoca mi sembrava magia.”

“Dopo quell’investimento, ho continuato nel venture capital per oltre un decennio e ho avuto a che fare con molte aziende diverse. Ma c’era qualcosa di affascinante nella stampa 3D e per questo ho continuato a tenerla d’occhio. Sono stata anche coinvolta in una società, la Orbotech, che combina hardware e software e che si è anche dilettata nella stampa 3D.”

Lee-Bath Nelson, VP Business e co-fondatrice di Leo Lane

Il background di Nelson è incentrato su informatica e programmazione. All’inizio della sua carriera, ha lavorato come programmatrice prima di passare ad occuparsi dell’aspetto commerciale. Uno dei suoi interessi primari riguardava la sicurezza. In realtà, la sua tesi di laurea aveva come argomento le reti distribuite e il modo in cui potevano diventare resistenti agli attacchi, sebbene all’epoca non esistessero reti distribuite.

“Quando ho notato uno spostamento verso l’additivo, ho riconosciuto che ci sarebbero stati problemi commerciali dalla prototipazione alla produzione. Quando hai un prototipo, puoi gestire le incoerenze; una parte finale, deve essere sempre uguale a se stessa e rispettare sempre determinate specifiche. Poi, c’è l’esigenza di proteggere la proprietà intellettuale e il know-how. Le aziende vogliono avere il controllo non solo sulla qualità e sulla proprietà intellettuale ma anche sulla quantità di parti stampate in 3D. In un ambiente di prototipazione , questi aspetti preoccupano meno, ma in produzione sono di vitale importanza. LEO Lane è stata fondata per risolvere questi problemi e per noi è stato chiaro fin da subito che il cloud Software-as-a-Service (SaaS) sarebbe stato il modo per risolverli.”

Il team di LEO Lane 

LEO Lane è stata fondata nel 2014 da Nelson, Molcho e Blokland i quali hanno contribuito ognuno con la propria esperienza affinché l’azienda potesse rivolgersi alle suddette problematiche dell’AM.

LEO Lane Tessa Blokland
Tessa Blokland, co-fondatrice di LEO Lane

“Sono entrata a far parte di questo settore dopo averlo seguito a lungo e con alle spalle una vasta esperienza d’investimento e business development. Il nostro CEO, Moshe, è un esperto di SaaS — in realtà questa è per lui la terza startup dedicata al SaaS. Tessa è un’esperta di design industriale e quando abbiamo cominciato rappresentava la voce dei clienti.

“All’inizio, abbiamo pensato ai costi: quanti pezzi si stampano e come criptare la proprietà intellettuale. Tessa ci ha fatto rendere conto che in primo luogo avremmo dovuto occuparci della coerenza di produzione perché se un pezzo non è riproducibile, allora non è di grado industriale. Le aziende non si metteranno a contare i pezzi se prima non si offre loro coerenza. Ecco quale genere di intuizioni, che si sono poi rivelate determinanti, ha portato alla luce Tessa.”

Essere in sintonia con gli altri

Sebbene LEO Lane offra una soluzione di sicurezza completa per i produttori, che copre gli inventari virtuali, il controllo qualità, la protezione della proprietà intellettuale e altro ancora, ci sono ancora alcune sfide inerenti al settore che ne ostacolano l’adozione.

“Una delle sfide che caratterizzano questo ecosistema è il fatto che è frammentario,” dice Nelson. “Penso che una delle cose più importanti per tutte le aziende del settore, inclusa la nostra, sia quella di essere in sintonia con le altre. Dal primo giorno, abbiamo insistito sul fatto che il nostro software è super facile da integrare con gli altri in modo da poter raggiungere una soluzione end-to-end. I produttori hanno bisogno di una soluzione end-to-end che consenta una produzione automatizzata, senza soluzione di continuità. L’integrazione e il software sono fondamentali perché il software è ciò che unisce realmente le macchine. E non deve essere un unico pacchetto software; in genere non esiste un singolo pacchetto nel nostro ecosistema che si rivolga all’intero processo di produzione.”

“Un’altra sfida,” continua lei, “sta nel fatto che l’industria dell’additive si sta evolvendo rapidamente e ciò significa che le compagnie che si occupano di hardware e software per AM devono mantenersi agili e adattabili.”

“Questo è un settore molto veloce. Cambia spesso e lo fa molto rapidamente,” dice lei. “Servono sistemi flessibili per sopravvivere. Se ogni volta che c’è un cambiamento è necessario ricodificare, non c’è sostenibilità a nessun livello. Queste sono le sfide che cerchiamo di affrontare in LEO Lane ma che riguardano l’intero sistema.”

Leo lane Moshe Molcho
Moshe Molcho, CEO e co-fondatore di LEO Lane

Il genio della lampada

In qualità di azienda specializzata nella protezione della proprietà intellettuale nell’industria additiva, LEO Lane comprende le preoccupazioni che molti produttori hanno nell’adottare l’AM. Per ogni vantaggio della tecnologia, come la produzione on-demand e gli inventari fisici ridotti al minimo, ci sono anche dei rischi.

“Il problema con la proprietà intellettuale è che è come il genio della lampada: una volta uscito non è possibile rimetterlo al suo posto. Se qualcuno ruba un oggetto da un inventario fisico, l’azienda perde gli introiti che ne derivavano. Ma se si tratta di  un oggetto digitale, il problema è infinito. Se le persone hanno accesso a una parte originale che possono stampare in 3D, non pagheranno mai più per quella parte. E una volta che il progetto finisce su piattaforme come Thingiverse, non c’è più modo di recuperarlo: anche se lo si rimuove è già stato trasmesso in innumerevoli altri luoghi.”

“È necessario essere cauti con la proprietà intellettuale perché l’alternativa alla cautela è fare causa a tutti, cosa ovviamente costosa e che richiede tempo ed emicrania, con cui nessuno vuole avere a che fare.”

A supporto delle donne in affari

Oltre a dirigere LEO Lane come VP, Nelson ha assunto un altro ruolo importante nel settore dell’AM: quello di attiva sostenitrice e rappresentante delle donne nel settore. Questo spirito attivista è nato dalla sua stessa esperienza dell’essere parte di una piccola minoranza di donne negli ambienti professionali da lei frequentati.

“Sono stata membro di molti consigli di amministrazione e di osservazione e sono sempre stata abituata ad essere l’unica donna in sala. Adesso, cerco di fare qualcosa a riguardo in maniera attiva e penso di poter fare la differenza nell’incoraggiare le altre donne a fare lo stesso.”

Ad un certo punto, nel corso della sua carriera nel venture capital, Nelson si è resa conto che la stragrande maggioranza dei suoi contatti commerciali era composta da uomini, con una quota femminile pari al solo 5%. Da allora, si è messa alla ricerca di donne attive nel settore degli affari e dell’AM per connettersi con loro e lavorare insieme. Ora, afferma che la sua rete LinkedIn è composta da una quota femminile pari a circa il 20%, un evidente miglioramento rispetto al 5%, anche se a suo dire c’è ancora molta strada da fare.

“Dal canto mio, ci è voluta l’intenzione” sottolinea. “E credo che stia a noi donne essere intraprendenti. Ad esempio, non mi rifiuto mai di ricevere una donna d’affari che vuole vedermi, mi sforzo in maniera particolare per rendermi disponibile e vedere se posso creare una nuova connessione.”

Leo Lane Lee-Bath Nelson Interview

L’importanza della rappresentanza

Nell’industria manifatturiera additiva e nell’industria tecnologica in generale, sebbene vi sia uno squilibrio di genere notevole, è almeno in atto una conversazione sulla diversità. Andando oltre la conversazione, Nelson crede che ci siano alcune cose concrete che si possono fare per sostenere le donne nel settore e cambiare la composizione delle posizioni di leadership. 

“Mi piacerebbe vedere più donne alle conferenze – credo che debba essercene una ad ogni sessione, almeno una,” spiega lei. “E non sarebbe male se ci fosse una sessione di sole donne o quasi. Ma l’argomento non sarebbe come trovare un equilibrio tra lavoro e vita quotidiana ma, ad esempio, potrebbe essere le applicazioni del metallo nella stampa 3D.”

“Di nuovo, ciò riguarda l’intraprendenza: è del tutto possibile trovare almeno una donna per ogni gruppo. Ci sono tante ottime relatrici. Si tratta di una questione di consapevolezza, di decidere di voler mandare un messaggio.”

“Ci sono stati progressi e spero che si riesca a sfruttarne lo slancio. Penso davvero che se ci impegniamo un po’ di più per aiutarci a vicenda nella rete e per condividere ciò che sappiamo, possiamo fare una grande differenza.”

“Credo che la diversità sia sempre qualcosa di positivo,” conclude Nelson. “È bello essere diversi, è bello avere molti punti di vista e avere discussioni aperte e oneste. È importante che tutti riconoscano quanto le diverse opinioni contribuiscano all’innovazione e alla crescita.”

Articolo originale: Tess Boissonneault       Traduzione a cura di: Martina Pelagallo

Autore Martina Pelagallo

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