Non è una tecnologia per dilettanti: la recensione sulla stampante 3D Paladin da 300 dollari

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Quando la tecnologia a estrusione del filamento è diventata accessibile (almeno in termini di prezzo), abbiamo iniziato a recensire i prodotti dal punto di vista del consumatore (nelle nostre vesti di giornalisti, siamo più simili ai consumatori nel momento in cui siamo chiamati ad usare effettivamente le stampanti 3D, piuttosto che raccontarne le vicende di mercato). Persino agli albori della tecnologia 3D alla portata di tutti, i sistemi FFF sono diventati rapidamente accessibili anche in termini di curva di apprendimento. Adesso, finalmente anche stampanti 3D a fotopolimeri come la Paladin 3D, recentemente lanciata con successo su Kickstarter, hanno raggiunto un prezzo che le rende accessibili a tutti. Grazie al team di Panda 3D, che ha sviluppato la macchina, abbiamo avuto l’opportunità di provare la stampante Paladin 3D. Non è stato facile come immaginavamo, quindi ci siamo rivolti agli esperti di Shapemode e Fab Lab Milano per richiedere il loro supporto. Alla fine, la macchina si è dimostrata un po’ più complessa in termini di avvio ma poi è stata senza dubbio completamente funzionale, confermandosi un grosso affare in termini di prezzo. Ecco la nostra recensione (e prova) della stampante Paladin 3D.

Sbagliando si impara

Liberare la Paladin 3D dagli imballaggi e configurarla è stato incredibilmente facile. Non abbiamo dovuto fare altro che estrarla dalla scatola e togliere il polistirolo per poi attaccare la spina. Ci è arrivata con la presa rotta ma la riparazione è stata rapida e veloce. Per un sistema da $300, l’aspetto è davvero ottimo. Il corpo, interamente in metallo, sembra robusto, così come tutti i suoi componenti. Lo schermo LCD a colori è abbastanza reattivo e il design della macchina è elegante quanto basta da adattarsi bene a qualsiasi scrivania.

Avviarla è stato un po’ più complesso. La versione che abbiamo ricevuto è la Paladin 3D Air di base. Panda 3D ne offrirà due modelli: la Paladin 3D Air basic (a partire da $300 su KickStarter) e la Paladin 3D full, ovvero lo stesso macchinario con una serie di benefit aggiuntivi in termini di riempimento automatico della resina e auto-leveling. Sarebbe stato bello poter disporre di queste due funzionalità visto che Panda 3D non ha ancora un sito web di supporto del tutto funzionale.

Ma in questa fase è anche comprensibile: abbiamo imparato a non fidarci delle compagnie Kickstarter con dei bellissimi siti ma con prodotti di cui non si vede la luce. Poi abbiamo trovato una guida in PDF nel drive USB incluso con la stampante. Certo, la guida avrebbe potuto essere scritta in maniera più chiara ma comprende tutte le informazioni necessarie per il leveling manuale e le impostazioni di stampa.

Paladin 3D Printer review
Il software Paladin 3D è pratico e facile da usare.

Il passaggio successivo, consisteva nel preparare un file per la stampa. Purtroppo, il software è al momento disponibile solo per PC così abbiamo dovuto reperirne uno (aggiornamento: Panda 3D ha confermato che esiste una versione Mac e che ce la invierà per farcela provare). A questo punto, abbiamo installato il software e lo abbiamo avviato. Funziona in maniera molto fluida. Anche se il ruolo di alcune icone non è stato immediatamente chiaro, non ci è voluto molto per capire come caricare un modello 3D, generare raft e supporti, effettuare lo slice dell’STL ed esportarlo nel formato Paladin 3D.

Abbiamo riempito il contenitore di materiale in resina simile all’ABS raccomandato da Paladin 3D, caricato il file nell’USB e abbiamo premuto “Print” dal menu touch-screen. Purtroppo, la prima stampa non è andata a buon fine e la nostra illusione del 3D printing a misura di utente è definitivamente collassata quando ci siamo resi conto di quanto caotico e complicato possa essere aggiungere, rimuovere e, in generale, maneggiare, materiali tossici in resina. Tuttavia, è bene notare che la versione completa della Paladin 3D è dotata di refilling automatico della resina e che entrambi i sistemi hanno una potente ventola di purificazione dell’aria. Ad ogni modo, a quel punto abbiamo deciso che per eseguire il nostro test in maniera adeguata avremmo dovuto rivolgerci a qualcuno con un po’ più di esperienza.

Paladin 3D Printer review
Il serbatoio riempito di resina ABS.

Lasciamo spazio agli esperti

Così siamo andati a trovare i nostri amici di Shapemode, un importante 3D printing service e rivenditore con sede a Milano. Loro lavorano con brand di alto profilo come DWS ma seguono anche vari progetti formativi. Uno di questi è il Fab Lab Milano, ovvero uno spazio in cui diverse tecnologie di 3D printing sono disponibili all’uso. Un altro è il Numen Institute, una scuola privata che offre svariati corsi di alto livello sia sul 3D printing che sul 3D modeling.Il co-fondatore di Shapemode, Salvatore Saldano, è stato entusiasta di lavorare con noi alla prova della macchina e visto che si trovano ad appena un chilometro da casa mia, li ho raggiunti a bordo del mio Segway Ninebot S2. L’idea di andare in un Fab Lab sul mio Ninebot per provare una stampante 3D mi ha dato la sensazione che il futuro sia davvero alle porte.

Salvatore ha messo subito in evidenza alcune problematiche. Una di queste è il fatto che il piatto di stampa dovesse essere bloccato prima del leveling, qualcosa che non avevo assolutamente considerato. Un altro problema che abbiamo riscontrato nella stampa successiva è stato il fatto di non aver usato le impostazioni corrette per l’esposizione iniziale. Si tratta di qualcosa molto simile ai primi layer nella tecnologia di estrusione del filamento ma è leggermente più complesso dal momento che sono coinvolte più variabili. Il problema principale con il 3D printing della resina è che ogni volta che si deve ricominciare da capo, è necessario rimuovere la resina dal contenitore ed è un procedimento piuttosto antipatico che andrebbe svolto in un laboratorio indossando guanti di lattice.

Al terzo tentativo, siamo finalmente riusciti a portare a termine la nostra prima stampa completa (che non è niente male per una stampante 3D da $300, soprattutto in considerazione del fatto che i primi due fallimenti erano dovuti a errori da parte nostra). Abbiamo stampato uno dei file forniti da Panda 3D: un mini Darth Vader. Purtroppo, è venuto fuori deformato, e a occhio e croce più corto del 30% sull’asse delle Z rispetto a come avrebbe dovuto essere. Abbiamo contattato il team di Panda 3D che ha provveduto ad aggiornare le impostazioni del macchinario (ma che non abbiamo ancora avuto il tempo di provare). Nel frattempo, abbiamo stampato di nuovo il modello 3D in modo che fosse più alto del 30% sull’asse delle Z. Questa volta, la stampa è riuscita alla perfezione quindi, a quanto pare, era necessario solo apportare una piccola modifica.

Che la forza di questa stampante 3D sia con voi.

Un’altra problematica è dovuta al fatto che nella versione che avevamo, non era possibile selezionare qualsiasi materiale dal firmware del macchinario. Ad ogni modo, Panda 3D ci ha assicurato che la versione definitiva del macchinario supporterà tutti i materiali di terze parti.

In conclusione, l’esperienza con la Paladin 3D è stata piuttosto positiva. La macchina è reale e, come testimoniato dal nostro mini Darth Vader, “piuttosto funzionale”. Il suo prezzo, che supera di poco i $300, la rende un vero affare per chi vuole sporcarsi un po’ le mani di resina e raccogliere i frutti della stampa 3D ad alta risoluzione.

Autore Martina Pelagallo

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