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Le armi stampate in 3D ora sono legali

 

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Immaginatevi di comprare una stampante 3D – al costo di circa3-4.000 euro – e di diventare così produttori e commercianti di armi, con la vostra fabbrica personale proprio sulla scrivania dello studio – o magari addirittura in camera da letto.
Questo è quello che ha fatto il gruppoDefense Distributed, uno dei primi a realizzare parti di armi stampandole in 3D. Promotori della libera circolazione delle armi (sancita negli USA proprio dalla Costituzione), i membri di DefDist sono gli unici ad oggi ad aver stampato in 3D il ricevitore inferiore di un AR-15 (la versione “civile” del fucile automatico militare M16), in grado di sparare oltre 650 colpi senza cedere.
Anche se al momento non è possibile stampare in 3D un’intera arma, il ricevitore inferiore è – di fatto – l’arma stessa, in quanto è la parte la cui compravendita viene regolamentata più severamente e alla quale si collegano tutti gli altri pezzi in metallo, che possono essere acquistati online più facilmente. Ecco ilvideo della prova con l’AR-15 (l’articolo continua più in basso).

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=tAW72Y_XPF4]

DefDist ha quindi ottenuto la licenza federale per commercializzare e trasportare alcuni dei pezzi (tra cui, oltre al ricevitore inferiore, anche vari caricatori) che produce attraverso le stampanti 3D. Per scegliere i modelli virtuali da scaricare sarà in futuro possibile accedere al catalogo attraverso un motore di ricerca dedicato, visto che qualche mese fa tutti i file virtuali legati alle armi sono stati rimossi dal network Thingiverse di Makerbot, il principale portale per la condivisione di modelli 3D stampabili online.
Ottenere una licenza federale, però, è un compromesso importante per Defense Distributed, alla luce delle crescenti polemiche e tensioni da parte di gruppi e associazioni preoccupati dal rapido sviluppo della loro tecnologia. Il loro obiettivo principale dichiarato, infatti, è l’assoluta deregolamentazione del mercato delle armi stampate. Che sia approvato o meno dal governo federale degli USA; la creazione di un network globale con modelli virtuali per stampare armi o parti di armi funzionanti porterebbe questo concetto anche oltre i confini americani.

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