La Gioconda di Leonardo adesso è anche fiscamente in 3D

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Quante volte capita di andare in un museo e leggere il categorico monito “guardare ma non toccare”?

Grazie alla manifattura additiva questa distanza può essere annullata. Un ultimo caso davvero significativo è  l’impiego delle tecnologie di modellazione, scultura digitale e stampa 3D, per riprodurre il dipinto della Gioconda di Leonardo da Vinci, così da renderlo fruibile attraverso il tatto anche a persone cieche e ipovedenti. Il famoso dipinto è stato trasformato in un vero e proprio altorilievo, regalando forma e volume a tutti gli elementi raffigurati.

Questo lavoro è stato finanziato dal Comune di Pontedera (PI) e  realizzato da 3D ArcheoLab, azienda con ormai una lunga esperienza nell’utilizzo della stampa 3D nel campo delle Belle Arti, in collaborazione con l’artista digitale Simone Rasetti per le celebrazioni per il 5oo° anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci.

 

Grazie alle tecnologie di scansione e stampa 3D, riprodurre una statua o un reperto archeologico è ormai un processo consolidato; il lavoro si complica quando l’opera originaria non è un oggetto tri-dimensionale, ma un’immagine bi-dimensionale. La difficoltà consiste nel trasformare un’immagine piatta in un oggetto dotato di volume e spessori riprodotti in modo fedele alle misure e alle proporzioni originali.

Al momento non è disponibile un software in grado di compiere automaticamente questa elaborazione in modo sufficientemente qualitativo. Si tratta quindi di un lavoro di vero e proprio artigianato digitale, in cui le tecnologie legate al mondo del 3D e della prototipazione rapida si uniscono al lavoro manuale degli artigiani. É necessario quindi creare un modello 3D digitale del dipinto in forma di altorilievo, per poi riprodurlo con una stampante 3D.

Come primo passo, Rasetti ha creato il modello 3D del dipinto dando spessore e volume a tutti gli elementi raffigurati, attraverso tecnologie di scultura digitale. Si tratta di una operazione che, nonostante si avvalga del software, resta sostanzialmente manuale. La trasposizione in altorilievo non è un processo automatico, ma è un vero e proprio processo di scultura. Mentre l’artista tradizionale dà forma alla materia con strumenti da intaglio, come subbia o scalpello, l’artista digitale usa software specifici e strumenti hardware come pennino e tavoletta grafica.

Le difficoltà principali in questa fase della lavorazione consistono nel riuscire a mantenere le giuste proporzioni, i piani prospettici (per cui ciò che è in primo piano dovrà sporgere di più) e nel modellare gli elementi e i particolari più piccoli; e proprio in questo è fondamentale la capacità e l’esperienza dell’artista digitale.

Il team di 3D ArcheoLab ha riprodotto il modello della Gioconda in scala 1:1 (77 x 53 cm) con una stampante 3D a filamento (FFF – Fused Filament Fabrication). Hanno optato per questa soluzione perché, rispetto ad altre tecnologie di prototipazione, come ad esempio la fresatura, la stampa 3D a filamento permette di creare oggetti di grandi dimensioni in tempi brevi, con un buon dettaglio e ad un costo contenuto.

Il modello 3D è stato poi suddiviso in parti per ottimizzare il processo di stampa. La suddivisione, infatti, non è legata solamente all’area di stampa della macchina a disposizione, ma serve anche per migliorare la qualità della stampa, ottimizzando la gestione dei supporti e l’orientamento dei singoli pezzi sul piatto della stampante. Le parti sono state successivamente assemblate tra loro e le giunture tra una parte e l’altra sono state stuccate, in modo da renderle invisibili alla vista e non percepibili al tatto.

Senza dubbio  una delle fasi più importanti di tutto il lavoro è la finitura della superficie. Essendo pensata come un’opera che deve essere esplorata e scoperta con il tatto è fondamentale eliminare tutti i difetti propri della stampa 3D per favorirne la lettura tattile. Una volta terminato l’assemblaggio, la superficie è stata rifinita interamente a mano, attraverso numerose fasi di levigatura manuale. Il problema principale di un oggetto stampato in 3D in questi casi è l’effetto “layers”. La stampante 3D crea infatti l’oggetto attraverso la deposizione di strati di materiale visibili e sopratutto sensibili al tatto creando così una ruvidità che potrebbe inficiare l’esperienza tattile.

E’ quindi necessaria una levigatura scrupolosa e accurata, così da da ottenere una superficie molto liscia e regolare al tatto. Al termine della fase di levigatura, l’opera è stata colorata di bianco e rivestita con una vernice protettiva trasparente, in grado di proteggerla dai graffi, dai raggi UV e dall’umidità.

Il risultato finale è decisamente suggestivo: tutti gli elementi della Gioconda hanno una forma e un volume molto preciso e realistico, rendendo davvero semplice “leggere” con le proprie mani il dipinto e scoprirne tutti i particolari.

Toccare con propria mano reperti archeologici e le opere d’arte che siamo sempre stati abituati a vedere in bidimensionale rappresenta davvero una grande opportunità, rivoluzionaria per i non vedenti ma molto interessante e stimolante anche per normovedenti e bambini che avranno una strada in più per scoprire e conoscere l’arte.

Autore Andrea Gambini

Mi piace leggere e scrivere da sempre. Ho iniziato a lavorare in redazione come giornalista sportivo nel 2008, poi la passione per il giornalismo e per il mondo della comunicazione in generale, mi ha permesso di ampliare notevolmente i miei interessi, arrivando negli anni a collaborare con le più svariate testate giornalistiche online. Mi sono poi avvicinato alla stampa 3D, colpito dalle grandissime potenzialità di questa nuova tecnologia, che giorno dopo giorno mi hanno spinto a informarmi sempre più su quella che considero una vera rivoluzione che si farà presto sentire in tantissimi campi della nostra vita quotidiana.

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