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La biostampante 3D low-cost Ourobotics di Jemma Redmond può usare 10 materiali

La maggior parte delle persone nel campo della stampa 3D è guidata da una passione che talvolta è difficile da descrivere. Nel campo della biostampa questa passione ed entusiasmo possono andare ancora oltre, forse perché l’obiettivo finale è quello di produrre realmente tessuti e organi funzionanti. In altre parole, creare (o estendere) la vista stessa.

La ricerca si muove velocemente in questo campo, anche e specialmente nel segmento low-cost, con progetti incredibili come quelli di BioBots e CELLINK.

Ora il nuovo progetto Ourobotics di Jemma ”Jem” Redmond sta alzando ulteriormente l’asticella con una biostampante low-cost in grado di usare 10 materiali diversi (e potenzialmente anche di più) all’interno della stessa struttura biostampata.

Nella biostampa, proprio come nella stampa 3D, la multi-materialità è uno degli ostacoli maggiori per riuscire a creare strutture complesse funzionali. Così quattro anni fa, Jem, che è anche un’esperta in materiali in gel per la biostampa, ha cominciato ad affrontare questa sfida. Nel progetto ha giocato un ruolo importante anche Stephen Gray, PhD Candidate presso il Lab del Professor Peter Weinberg, al Dipartimenti di Bioingegneria dell’Imperial College London.

“Ho cominciato a costruire biostampanti sul mio tavolo della cucina ” mi ha detto. “A quel tempo stavo stampando anche dita umane per la mia tesi… ho ottenuto qualche finanziamento e costruito stampanti che potevano stampare con liquido. Così ho imitato le condizioni reali, come una sorta di utero: la biostampante incontra il bireattore. Dopo l’esaurimento dei fondi è intervenuta Hax8lr sostenuta da SOSV, abbiamo costituito un team, siamo andati in Cina e costruito 4 biostampanti in 4 mesi incluso anche un braccio robotico.”

Il team è poi andato a San Francisco dove ha fatto una demo in Autodesk, costruito un laboratorio e lavorato giorno e notte per risolvere finalmente un problema che ha permesso loro di stampare fino a più di 10 materiali.

“Possiamo in teoria stampare qualunque numero di materiali ma al momento la stampante è impostata su 10” ha proseguito Jemma. “Lavora cambiando i propri materiali, come farebbe un umano, e sente dove è la siringa… così in un certo senso è come prendere una stampante normale e darle una mano…letteralmente!”

ourobotics

Una delle caratteristiche più incredibili della biostampante 3D Ourobotics Revolution è il prezzo, fissato a 12,500 euro. Il team intende offrire un numero limitato di queste macchine per avere qualche feedback prima di costruire la nuova versione. Il modello attuale è riconfigurabile in modo che diverse configurazioni di biostampa saranno possibili in futuro, il che significa che può essere aggiornato e ampliato. Viene inoltre fornito con un involucro riscaldato per tenere vive le celle. Le possibili applicazioni attuali spaziano dai tessuti umani, ai farmaci, al cibo, alla biologia sintetica, all’elettronica alle batterie e persino al tessile visto che la macchina può stampare in pratica con ogni sostanza gelatinosa compreso collagene, gelatine, alginati, chitosan e altro.

“Stiamo procedendo con le stampe di semplici tubicini/arterie e stiamo anche tentando di stampare semplici batterie. L’abbiamo chiamata ‘revolution’ in parte perché abbiamo superato una soglia importante, ma anche per il nome dello spazio a San Francisco. Inoltre c’è anche la parola “evolution” il che, in effetti, lo è” ha spiegato Jem.

Le tecnologie di estrusione del gel presentano alcune complessità notevoli e probabilmente questo rappresenta solo un inizio molto parziale di quello che diventerà la biostampa degli organi. Comunque il progresso si sta muovendo velocemente, e rivoluzioni/evoluzioni complete stanno accadendo sempre più frequentemente. È davvero un gran momento per essere un bioingegnere.

Davide Sher

Sono un giornalista professionista iscritto all'ODG dal 2002 e mi sono sempre occupato di comunicazione trade. Per 10 anni ho redatto una testata dedicata al mercato dei videogiochi e successivamente ho partecipato alla creazione del primo iPad magazine dedicato all'elettronica di consumo. Dal 2012, mi occupo esclusivamente di stampa 3D/manifattura additiva, che vedo come la più affascinante e reale delle tecnologie oggi agli albori ma che plasmeranno il nostro futuro. Ho fondato Replicatore.it nel 2013 e ho scritto come blogger per diversi siti internazionali. Nel 2016 ho fondato la mia società 3dpbm (www.3dpbm.com), con base a Londra, che offre servizi di supporto alle aziende che vogliono comunicare, sia in Italia che nel mondo, i loro prodotti legati alla manifattura additiva. Oggi pubblichiamo diverse testate internazionali tra cui 3D Printing Media Network (il nostro sito editoriale internazionale), 3D Printing Business Directory (la più grande directory al mondo di aziende legate alla stampa 3D), Replicatore.it, Replicador.es e 3D Printing Media Network Chinese Version. Inoltre sono Senior Analyst di SmarTech Analysis, una delle più importanti realtà al mondo attive nella rilevazione di dati e previsioni di mercato relative ai vari segmenti verticali dell'industria della manifattura additiva.

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