CECIMO: “La stampa 3D può offrire soluzioni all’emergenza ma le istituzioni devono dare delle direttive chiare”

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Cosa può rappresentare l’industria additiva davanti alle dinamiche che si sono innescate da questa situazione di emergenza che stiamo vivendo? Le prime idee che vengono in mente sono la capacità di offrire una soluzione all’interruzione delle catene di approvvigionamento, grazie a una produzione più localizzata, e una maggiore automazione, considerando la limitazione dei contatti interpersonali e dei trasporti. Inoltre sta diventando sempre più evidente quanto la produzione additiva possa fornire una vera e propria risposta all’emergenza. In tal senso ha suscitato un grande interesse l’iniziativa avviata da CECIMO, l’Associazione Europea per l’Industria della Manifattura Additiva. Ne abbiamo parlato in esclusiva con Vincenzo Belletti, Innovation Policy Manager di CECIMO

Può dirci qualcosa in più riguardo al call for help lanciato da CECIMO alle aziende del settore?

“La nostra iniziativa è stata promossa e richiesta dalla CE, che ci ha chiesto di contattare le varie associazioni nazionali di manifattura additiva e riunirci per dare una mano nella stampa di valvole, mascherine e tutto ciò che possa rivelarsi di prima necessità nella lotta al COVID-19. Abbiamo ricevuto da subito grande partecipazione, e sicuramente anche grazie all’attenzione di 3dpmb e altri media generalisti che hanno dato alla notizia, abbiamo avuto un’importante cassa di risonanza per raggiungere il nostro obiettivo”.

Come vi siete organizzati per gestire l’afflusso di richieste?

“Quello che abbiamo fatto noi, concretamente, è stato di comunicare tutte le informazioni necessarie alle compagnie e poi, ogni giorno, mandare un resoconto alla CE. Quindi il nostro compito è semplicemente quello di fare da tramite e considerando che molte associazioni e università si sono offerte di utilizzare le proprie stampanti dobbiamo inevitabilmente occuparci di tutte le questioni finanziarie, legali e di proprietà intellettuale, che inevitabilmente vanno valutate con attenzione a livello nazionale da ogni stato membro, visto che su questo la Commissione non ha potere. Questo aspetto è molto importante soprattutto in paesi che stanno attraversando un momento critico come il nostro, in Italia infatti è stata disposta la chiusura a tutte quelle attività non ritenute necessarie, e proprio per questo è importante riuscire ad ottenere una sorta certificazione rapida per chiunque possa stampare materiali fondamentali nella lotta al Coronavirus, come recentemente capitato a Brescia, per esempio”.

Quali sono le principali difficoltà che state incontrando?

“Bisogna capire bene quali tipologia di mascherine e valvole si possano stampare, come quali altri pezzi siano stampabili per offrire il massimo sostegno in questa situazione, e chi ne ha maggiormente bisogno. La sensazione che abbiamo è che tutto si stia sviluppando abbastanza velocemente, ciò che vorremmo quindi suggerire è che gli enti nazionali, come la protezione civile in Italia, potrebbero raccogliere le richieste degli ospedali in difficoltà e pubblicare un elenco completo delle attrezzature essenziali necessarie, così da facilitarne l’accesso alle aziende del settore additivo. Stesso concetto per quanto riguarda i design disponibili (che sono potenzialmente infiniti): in UK sono state pubblicate dal governo le linee guida per produrre strumenti come i ventilatori; sarebbe importante avere anche in Europa un modello di riferimento ufficiale, così da semplificare il lavoro”.

In che modo vi interfacciate con la Commissione Europea?

“Chiaramente noi possiamo occuparci solo del primo step, il secondo passo dovrà essere della Commissione. Anche perché, necessariamente, ci sarà bisogno di finanziamenti importanti. Molte aziende dell’additive hanno messo a disposizione i loro servizi e il loro tempo gratuitamente ma restano dei costi importanti per materiali e trasporto da coprire. Noi abbiamo già proposto di istituire un fondo di emergenza ma di sicuro passerà del tempo tra la proposta e l’attuazione, e comunque non sarà sufficiente. Serviranno inevitabilmente risorse economiche per fronteggiare al meglio questa difficilissima situazione sanitaria”.

Autore Andrea Gambini

Mi piace leggere e scrivere da sempre. Ho iniziato a lavorare in redazione come giornalista sportivo nel 2008, poi la passione per il giornalismo e per il mondo della comunicazione in generale, mi ha permesso di ampliare notevolmente i miei interessi, arrivando negli anni a collaborare con le più svariate testate giornalistiche online. Mi sono poi avvicinato alla stampa 3D, colpito dalle grandissime potenzialità di questa nuova tecnologia, che giorno dopo giorno mi hanno spinto a informarmi sempre più su quella che considero una vera rivoluzione che si farà presto sentire in tantissimi campi della nostra vita quotidiana.

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