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Additive Manufacturing Talks, report dal mondo della stampa 3D più avanzata

Dopo le entusiasmanti conferenze di XJet e del Prof. Glenn Green durante la mattinata delle Additive Manufacturing Talks, le conferenze del pomeriggio iniziano con l’ingegnere dei materiali Rachel Gordon dell’ IDTechEx di Cambrige (UK).

IDTechEx è un’azienda di ricerca indipendente che offre consulenza alle aziende su diversi materiali anche utizzati in tecnologia additiva. Le loro principali attività consistono nella ricerca, nella consulenza e nella promozione di manifestazioni.

L’intervento è stato molto generico sulla descrizione delle varie tecnologie utilizzate, i materiali e alcune aziende che le utilizzano. Ha fatto un solo cenno alle differenze tra le varie resine che possono essere utilizzate come le resine acriliche e le resine epossidiche: una delle differenze illustrate è l’incidenza da dermatiti da contatto. Dati non facili da trovare e di  grande interesse.

Il secondo intervento del pomeriggio, a mio parere il più entusiasmante, era tenuto da due relatori: Il professor Peter Houk del Massachusetts Institute of Technology (USA) di Boston e da Giorgia Franchin dell’Università degli studi di Padova. (http://news.mit.edu/2015/3-d-printing-transparent-glass-0914)

Attraverso il vetro

mit-mediated-matter-groups-glass-3d-printingPeter Houk è responsabile del laboratorio di lavorazione del vetro del Mit, un laboratorio dove studenti di varie discipline si incontrano. A uno dei suoi studenti è nata la curiosità di voler realizzare una stampante 3D del vetro; varie discipline si sono incontrate per creare questa stampante Dall’ugello, inizialmente di 2 cm di diametro e poi ridotto, esce il vetro che si deposita sulla seconda fornace; la doppia fornace serve per impedire che il vetro estruso si raffreddi troppo velocemente e permette al vetro di rilasciare gli stress termici. Il processo è guidato dalla forza di gravità, dal tasso di flusso della viscosità del vetro, dalla forma dell’ugello, da quanto materiale vi è e dalla velocità con cui si estrude. I layer sono di 9 mm e hanno una buona trasparenza e un’ottima aderenza e la quasi mancanza di rifrazione. La base dello studio è stata l’autoavvolgimento delle strutture viscose e da lì si sono iniziate a studiare strutture sempre più complesse.

Le sperimentazioni sulle varie geometrie, l’utilizzo dei colori e il perfezionamento delle stampanti (che pare che per ora abbiano una vita piuttosto breve viste le alte temperature alle quali debbano arrivare) sono ancora in corso per questa nuova tecnologia.

I relatori hanno fatto vedere alcuni prototipi di questi oggetti in vetro e il risultato è notevole e luminoso.

Elettronica in 3D

Nano-Dimension-119web-1Simon Fried della Nano dimension (www.nano-di.com), azienda israeliana di elettronica stampata ha presentato la sua tecnologia che stampa con inchiostri conduttivi o con nano particelle in argento, rame, inchiostri dialettici e paste conduttive.

I vantaggi sono dati dalla velocità, la flessibilità e l’economicità del processo.

Sulla velocità e la flessibilità i vantaggi sono quelli soliti che la stampa 3D ha portato ovunque sia arrivata:

  • Consente la creazione di elementi più piccoli, con le stesse caratteristiche conduttive di elementi più grandi;

  • Nessuna messa a punto di utensili, tra cui schermi o stencil, quindi i cambiamenti nel modello possono essere riprodotti in modo semplice e immediato;

  • Una produzione più flessibile per facilitare la personalizzazione e la produzione di lotti più piccoli.

In più sembra che i nano inchiostri siano più precisi e a una risoluzione più alta rispetto ai circuiti stampati tradizionalmente.

Gli svantaggi segnalati sono anche quelli i soliti, il maggiore è l’impossibilità di soddisfare grandi numeri. Stanno facendo anche sperimentazioni per lo stampaggio a 45 gradi sull’asse verticale.

La stampa 3D arriva a tutti

XFAB-machine_o2Ultimo relatore è stato Maurizio Costabeber della DWS che ha raccontato la sua storia di precursore ed imprenditore.

nel 1998 in Giappone ha contribuito a realizzare ed ha commercializzato alcune delle prime stampanti 3d, il suo obbiettivo era quello di realizzare delle macchine prosumer, affidabili, professionali ma alla portata di tutti. Queste macchine erano ricavate da degli scheletri di lavatrici.

Nel 2003, con il suo socio Giapponese, inventa la prima macchina a stereolitografia continua (una carbon 3d ante litteram) ma i problemi tecnologici a cui sono andati incontro li hanno fatti desistere e hanno cambiato radicalmente strada buttandosi su macchine altamente professionali. La loro prima macchina dedicata ai professionisti è stata la Digitalwax010, una stereolitorafia blu laser source.

Nel 2007 si buttano in un mercato che sarà poi uno dei traini per queste tecnologie: il dentale con la DigitalWax015. Nello stesso anno esce la DigitalWax029, la prima macchina a stereolittografia pull-up e con sistema di scanning galvanometrico.

Nel 2009 esce la DM210, la prima resina ibrida nano-ceramica.

Nel 2011 esce la DWS030 una sla multilaser, pull-up e con vaschetta mobile (Patented TTT system, Tank Translation System).

Il 2012 è l’anno di Temporis, materiale biocompatibile di classe 2A.

Nel 2013 escono la DFab, una stampante pensata per gli studi dentistici e la DWS LAB.

Nel 2014 esce la prima XFAB, oggi circle, una sla pensata per i prosumer: una macchina semplice da utilizzare, con delle buone rese finali e con 10 materiali a disposizione. Il piano di lavoro è un cilindro di 18mm e il layer va dai 10 ai 100 micron. Questa è la macchina che Maurizio Costabeber reputa la realizzazione del suo primo sogno nipponico: una stampante professionale alla portata di tutti. Il prezzo è di 5000 euro più iva.

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Arianna Musso

Arianna Musso, amministratrice di Astrati - servizi per la stampa 3D.

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