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Wearables, moda e tecnologia: che cosa c’entra il 3D printing?

L’Internet delle cose, i componenti elettronici flessibili, la costumizzazione di massa, l’augmentation, la bionica e la protesica, il memory e i materiali programmabili, i dispositivi sportivi e l’Apple Watch. Tutti questi termini di tendenza, così diversi tra loro, sono in un certo qual modo descritti e definiti all’interno del concetto generale di dispositivi indossabili. Ma che cosa sono esattamente le tecnologie indossabili, altrimenti note come “wearables”?

Il congresso IN(3D)USTRY di Barcelona ha chiesto a Noumena, lo studio di design fondato da Aldo Sollazzo nella capitale catalana del design e della produzione, di rispondere alla domanda durante l’edizione 2017 di inizio ottobre. Il risultato è stata la competizione Reshape, nel corso della quale una serie di esperti del settore e designer hanno giudicato e valutato dozzine di tecnologie indossabili presentate da designer di tutto il mondo.

Wearables come materiali

La Reshape 17 Programmable Skins Competition era basata sull’idea che “i wearables stanno diventando un’integrazione attiva della pelle, non solo a protezione del nostro corpo ma volti anche ad agevolare funzioni come crescita, movimento, respirazione, nutrizione o riabilitazione dell’ambiente.” I dispositivi indossabili sono pertanto considerati quali nuovo medium, che disciplina le relazioni tra il corpo umano e ciò che lo circonda. In quanto tali, sono quindi in grado di raccogliere e scambiare informazioni producendo output dinamici.”

 Esplorando queste idee, siamo andati oltre la computazione obiqua, verso strategie integrate ed olistiche, con l’obiettivo di sorpassare i componenti elettronici in favore dei materiali programmabili,” ha spiegato Aldo Sollazzo.

La visione di Aldo, supportata dall’impegno sia all’interno di IN(3D)USTRY che della Camera di commercio italiana a Barcellona, si concentra molto sul materiale e sulla scienza dietro di esso, al fine di fornire articoli indossabili con proprietà e capacità specifiche. In questo caso, il  3D printing è considerato principalmente come un processo ideale per assemblare ed elaborare questi meta-materiali avanzati.

Vari progetti presentati hanno esplorato i materiali avanzati e hanno utilizzato diverse tecnologie di 3D printing – estrusione del filamento, fusione a letto di polvere o addirittura calchi personalizzati stampati in 3D per creare forme personalizzate per materiali simili al silicone – per assemblare i concept finali. Il concept vincente è stato quello creato da una coppia di designer di Barcellona, che ha realizzato una augmentation ortopedica della spina dorsale.

Wearables come tecnologia

Mentre molti convengono sul fatto che la scienza dei materiali sarà parte integrante della completa realizzazione della tecnologia indossabile, l’attuale ricerca si concentra anche sull’individuazione di approcci non intrusivi per l’integrazione di componenti elettronici nei prodotti indossabili.

Tra i principali pionieri in questo campo, c’è Anouk Wipprecht, che ha raggiunto la notorietà globale grazie ad una collezione di abiti interattivi prodotti come concept esplorativi, in collaborazione con top brand quali Autodesk, Audi e Swarovski. Dallo Smoke Dress stampato in 3D, che emette fumo in determinate condizioni, allo Spider Dress, che reagisce quando qualcuno si avvicina troppo, Wipprecht ha sempre considerato i componenti elettronici quali elemento fondamentale della sua esplorazione in merito ai dispositivi indossabili. E le sue creazioni non reagiscono soltanto alle condizioni esterne ma intrattengono anche, come il Cocktail Dress, che serve drink durante i party.

In veste di ingegnere elettronico, sono affascinata dall’introduzione di componenti elettronici nei miei concept indossabili, soprattutto tramite l’uso di approcci open source, i quali consentono alle community globali di collaborare e potenziare i design,” ha detto Anouk durante il nostro incontro a seguito della sua presentazione al Meet the Media Guru al Museo del design durante la Triennale di Milano.

Utilizzando le ultime avanguardie della tecnologia accessibile e del 3D printing, Wipprecht lavora per rendere meno invadente la presenza dei componenti elettronici nei dispositivi indossabili. Questo è stato il centro del suo progetto di ideare sistemi per bambini che devono sottoporsi a risonanza magnetica, usando “cappelli a unicorno” con un aspetto più simpatico e confortevole, stampati appositamente in 3D per adattarsi alle diverse teste.

Wearables come moda

Fare il punto della situazione su quello che la tecnologia è in grado di fare per l’industria della moda in termini di design e creatività è lo scopo di un nuovo corso online prodotto dal MoMA, il museo di arte moderna di New York, in collaborazione con il collettivo threeASFOUR.

Il corso si concentra su una selezione di oltre 70 capi di abbigliamento e accessori provenienti da tutto il modo, dal tessuto kente ai jeans, passando per gli abiti stampati in 3D. Tramite questi capi di abbigliamento, i partecipanti osserveranno da vicino ciò che indossiamo, perché lo indossiamo, com’è fatto e che cosa rappresenta. Forniranno il loro contribuito designer, maker, storici e altre personalità che lavorano ogni giorno a contatto con la moda, e che in alcuni casi, la reinventano per il futuro. Visite presso gli studi, interviste e altre risorse introdurranno la storia e lo sviluppo di ogni capo, insieme ai suoi vari usi, significati e impatti nel corso del tempo.

Quando parliamo di prodotti di consumo, come articoli di moda e abbigliamento, l’ambito di quello che definiamo “indossabile” è immenso. Ad oggi, questo comprende tutto, da uno Smart Watch al progetto fallito dei Google Glass, o ai più recenti Snapchat Spectacles. Si tratta, tuttavia, di dispositivi non propriamente wearable dal momento che integrano componenti elettronici in involucri rigidi standard.

Una delle principali limitazioni nell’integrazione di dispositivi elettronici in maniera non intrusiva all’interno di abbigliamento e accessori confortevoli sta nel fatto che gli odierni circuiti elettronici, anche quelli stampati, non sono flessibili. Per fare fronte a quest’impellente emergenza di nuovi materiali, compagnie di 3D printing come Nano Dimension e Voxel8 stanno proponendo ottime soluzioni ma la strada è ancora lunga. Nel frattempo però, la tecnologia indossabile può comunque essere utile per l’ augmentation e per fare da supporto a persone con disabilità.

Wearables come elettronica di consumo

Lavorando con compagnie e organizzazioni affermate, così come con start-up, Paul Sohi ha acquisito un’esperienza unica nel campo delle tecnologie indossabili. In qualità di sostenitore di Fusion 360, molto del suo lavoro riguarda il design di prodotti che sfruttano gli ultimi trend tecnologici. L’ultimo lavoro di Sohi si concentra primariamente sulle tecnologie indossabili, considerate quali tecnologie in grado di potenziare sia la personalizzazione del prodotto, che le capacità di chi lo indossa.

Stiamo ancora realizzando che cosa vogliamo da questa tecnologia. Due anni fa si parlava tanto di IoT ma abbiamo  iniziato a vederne le prime applicazioni davvero utili solo ora: si tratta di fornire informazioni analitiche più approfondite e offrire esperienze migliori. Con i wearable, siamo ancora alle fasi iniziali: è un concetto entusiasmante e non vedo l’ora di assistere alla sua evoluzione. Personalmente spero di vedere tante belle applicazioni mediche.”

Wearables come dispositivi per la mobilità

È probabile che le applicazioni mediche e protesiche avranno un ruolo da protagonista nel corso dei primi anni di tecnologie indossabili. Sohi sta lavorando a un progetto di bionica che integra l’AI ad un braccio protesico per migliorare l’abilità manuale nel corso del tempo. Se possiamo considerare una protesi come  wearable, anche si stratta di una semplice invasatura, è possibile iniziare a scoprire in che modo il corpo cambia e come l’arto amputato cambia in corrispondenza dell’invasatura. Sohi concorda sul fatto che questo ci consentirà di accedere alle informazioni su come realizzare dispositivi protesici migliori per ciascun individuo.

Wearables Mobility Devices

Un’altra applicazione affascinante relativamente alle tecnologie indossabili risiede nella produzione di esoscheletri per la sostituzione delle sedie a rotelle. Pensare a una sedia a rotelle come dispositivo indossabile, piuttosto che come dispositivo di mobilità, apre le porte ad una gamma di possibilità tutta nuova. Una start-up, la Disrupt Disability, lavora per portare questo concept sul mercato.

“Quello di Disrupt Disability è uno dei progetti più interessanti che ho visto di recente”- afferma Sohi. “Tendiamo a pensare alla sedia a rotelle come dispositivo di mobilità ma in realtà, chi ne ha davvero bisogno, la considera un’estensione essenziale del proprio corpo.”

Per quanto riguarda i componenti elettronici stampabili, ci sono stati progressi ma anche qui la strada è ancora lunga. Le problematiche riguardano il fatto che i principali prodotti elettronici integrati sono composti da un singolo componente e quindi non possono essere riparati e questo potrebbe essere un vantaggio per le applicazioni spaziali, in cui le riparazioni sono praticamente impossibili, ma non è l’ideale per i prodotti di consumo sottoposti a stress e uso intensivo.

“Alcune delle applicazioni più interessanti per quanto riguarda i wearable, sono comparse inizialmente nelle applicazioni e nei dispositivi sportivi,” conclude Sohi, “ed è straordinario quanto queste possano essere utili in termini di personalizzazione e ottimizzazione degli allenamenti; ad ogni modo, ci vorrà ancora un po’ prima che queste applicazioni possano essere davvero integrate nell’abbigliamento e nei dispositivi flessibili non-intrusivi.”

Quando ciò accadrà, le tecnologie di 3D printing si saranno evolute in veri e propri sistemi di costumizzazione di massa e assisteremo a un’esplosione di prodotti tecnologi indossabili.

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