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Megumi Igarashi giudicata colpevole di atti osceni per aver scansionato in 3D la sua vagina

La Corte Suprema di Tokyo ha confermato la decisione di un tribunale di rango inferiore giudicando Megumi Igarashi colpevole di atti osceni per aver distribuito scansioni stampabili in 3D della sua vagina. Il tribunale ha stabilito il pagamento di una sanzione di ¥400,000 ($3.700).

Per coloro che hanno seguito la sua storia, Megumi Igarashi, l’artista quarantacinquenne nota con lo pseudonimo di  “Rokudenashi-ko” o “good-for-nothing girl” (ragazza buona a niente), le cui opere sono spesso incentrate sui diritti delle donne e sulla libertà d’espressione, era stata arrestata nel 2014 per aver distribuito file stampabili in 3D contenenti la scansione dei suoi genitali. Dal suo primo arresto, Megumi Igarashi si è opposta alla decisione del tribunale di prima istanza e ciò ha comportato ulteriori arresti e sanzioni a suo carico.

Le leggi giapponesi in materia di oscenità vietano la rappresentazione di organi genitali in ambito pubblico, con una pena massima di due anni di reclusione e/o una sanzione di  ¥2,5m. Di fatto, sebbene il Giappone vanti una fiorente industria pornografica, i genitali, per legge, devono essere pixelati. Ad ogni modo, il processo ha attirato l’attenzione e la critica internazionali, vista l’evidente ingiustizia della condanna. I critici hanno sottolineato l’ipocrisia dell’arresto di Igarashi in un momento in cui le autorità giapponesi stavano resistendo alla pressione pubblica al fine di vietare le immagini di minori in manga e anime . Igarashi all’epoca aveva affermato, “Lavoro per modificare il concetto di oscenità, che in genere è percepito dal punto di vista maschile. Sono mortificata che il giudice (una donna) non lo abbia compreso”.

Megumi Igarashi and her lawyers pose with a sign reading ‘a part is not guilty’ in front of the Tokyo court
Il cartello che recita “una parte non è colpevole” davanti al tribunale di Tokyo. Foto: Kazuhiro Nogi/AFP/Getty Images

Un’altra contraddizione che Igarashi punta a sottolineare è che mentre esistono tanti tabù sull’organo riproduttivo femminile, quello maschile è da sempre venerato – basti guardare il Kanamara Matsuri di Kawasaki durante il quale ogni anno il pene viene celebrato pubblicamente con illustrazioni, cortei e addirittura con caramelle che lo rappresentano. In un post online, Igarashi ha parlato di questa contraddizione dicendo, , “Manko (la vagina) è un vero tabù nella società giapponese. Il pene invece viene usato nelle illustrazioni…come parte della cultura pop. Ma queste attenzioni non sono mai state riservate alla vagina che si è pensato fosse oscena solo perché a lungo celata, sebbene non sia altro che una parte del corpo femminile”.

Il verdetto recente ha giudicato Igarashi colpevole per aver distribuito contenuti pornografici; il giudice ha stabilito che le scansioni in 3D pubblicate online rappresentassero la forma di una vagina e che potessero pertanto provocare eccitazione sessuale negli utenti. Tuttavia, l’artista è stata scagionata da un’altra accusa relativa all’esposizione di miniature in gesso del suo progetto vagina-kayak. In questo caso, il giudice ha stabilito che non sono state infrante le leggi sull’oscenità dal momento che il colore dei kayak non ricordava quello di una vagina.

Questa potrebbe apparire come una battuta d’arresto per Igarashi e la sua missione, ma in fin dei conti la decisione del tribunale dimostra ulteriormente l’inconsistenza e l’assurdità delle leggi e delle convenzioni pubbliche stesse che lei sfida. Anche dopo il verdetto, la sua intenzione di portare avanti la battaglia è stata chiara: “Mi sono sempre ritenuta innocente… I dati in 3D sono colpevoli e Decoman (l’opera in gesso) non lo è – lo stesso giudizio del primo processo, con il quale non posso essere d’accordo” ha dichiarato Igarashi durante una conferenza stampa a Tokyo.

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