Gli esperti di realtà virtuale della Daqri presentano un dispositivo per 3D printing layer-less olografico

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Gli esperti di realtà virtuale della DAQRI hanno creato un concept denominato Software Defined Light che potrebbe generare ologrammi molto più reali. Talmente reali che potrebbero essere utilizzati per realizzare oggetti fisici nel corso di un processo di 3D printing basato sulla fotopolimerizzazione. Il bello è che, dal momento che un ologramma è di fatto un campo luminoso tridimensionale, fotocurare una resina usando una proiezione olografica renderebbe la stampa 3D layer-less più efficace e più rapida.

Stando al MIT Tech Review, che per primo ha diffuso la notizia, la compagnia afferma che la sua tecnologia è resa possibile da un chip in grado di creare ologrammi senza la necessità di dispositivi ottici complessi. Su un wafer di silicio, è posta una piccola rete di cristalli modulabili utilizzata per controllare la magnitudine e il ritardo temporale, o fase, della luce riflessa proiettata sulla superficie del chip da un laser. Il software modula i cristalli per creare pattern di interferenza nella luce, dando origine ad un campo luminoso tridimensionale.

Nel corso degli esperimenti, il team DAQRI ha usato il chip per creare oggetti solidi proiettando gli ologrammi in contenitori di vari monomeri foto-attivati. Al momento, può realizzare piccoli oggetti come graffette, in circa cinque secondi, un processo che per una normale stampante 3D richiederebbe diversi minuti. Recentemente, la DAQRI ha dimostrato questo concept in un video.

Come funzionano gli ologrammi DAQRI

In genere, la luce si muove a una velocità propriamente nota quale “velocità della luce”. La sua scoperta la dobbiamo ad Albert Einstein che la definì pari a 300.000 km al secondo. Tuttavia, l’espressione “velocità della luce” può essere ingannevole poiché si riferisce a quanto la luce viaggia veloce nel vuoto, quindi nello spazio, mentre nelle giuste condizioni la luce può muoversi anche in maniera molto più lenta.

Ci sono un paio di elementi che sfuggono a coloro che sperano di riuscirci. Per prima cosa, il calcolo è complesso, è incredibilmente complesso, lo è talmente che senza il giusto algoritmo sarebbe impossibile fare tali elaborazioni nella maniera opportuna. In secondo luogo, è necessario il giusto elemento fisico modulabile affinché la luce possa attraversarlo. Riuscendo con successo a risolvere l’algoritmo e a creare un elemento in cristallo bifasico in grado di generare con precisione un campo elettrico usando un  software, la DAQRI è riuscita a passare alla Software Defined Light, ovvero alla manipolazione della velocità della luce attraverso un programma. L’utilizzo della tecnologia per controllare la velocità della luce ha consentito alla compagnia di creare ologrammi più potenti, funzionali e interessanti.

La Software Defined Light non produce un solo ologramma e neanche un paio, bensì milioni. La proiezione di un singolo ologramma fermo richiede circa 150 milioni di elaborazioni al secondo. basti pensare che i film che guardiamo al cinema sono proiettati a 24 frame al secondo.Ciò significa che proiettare un ologramma a pieni colori con qualità del frame rate cinematografica richiede una quantità di elaborazioni incredibile, in un arco di tempo incredibilmente breve. I primi prodotti di consumo a sfruttare la tecnologia del Software Defined Light saranno sul mercato verso la fine del 2017, ma la loro introduzione sta già avvenendo in maniera discreta. Proprio adesso, la DAQRI ha messo letteralmente su strada degli “head-up display” (o HUD) che proiettano le informazioni utili al conducente sul parabrezza del veicolo. Questo vuol dire che chi guida non deve togliere gli occhi dalla carreggiata per accedere a informazioni importanti, come la velocità alla quale sta procedendo. La prossima iterazione del DAQRI Smart HUD™, con Software Defined Light, sarà caratterizzata da proiezioni sul parabrezza a varie profondità, quindi alcune informazioni sembreranno essere contemporaneamente più o meno vicine all’occhio del conducente.

E questo è solo l’inizio. Con l’aiuto di sei diverse profondità, gli ologrammi da parabrezza possono proiettare a loro volta ologrammi in 3D dotati di un range di movimento completo nello spazio. Ad esempio, potrebbe apparire sulla strada una freccia segnaletica in 3D che indica fisicamente da quale parte girare nella navigazione turn-by-turn (o passo dopo passo) che si avvicina man mano che si procede.

Altre applicazioni potenziali comprendono: strumenti di navigazione migliorati per auto senza conducente, 3D printing istantaneo, imaging medico in 3D ad alta risoluzione, fari per auto con tecnologie più avanzate e display olografici per qualsiasi cosa, dalla TV allo smartwatch.

Autore Martina Pelagallo

Da non perdere

Gli ultrasuoni incrementano la resistenza delle parti metalliche stampate in 3D

I team di ricerca e le aziende di tutto il mondo stanno studiando i modi …