3D4STEEL presenta a Farete il metodo produttivo Corsystem basato sulla stampa 3D di acciai

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Durante la fiera Farete 19, che si è tenuta lo scorso 4 e 5 settembre a Bologna Fiere, Ivano Corsini, CEO di 3D4STEEL, ha presentato il suo metodo produttivo Corsystem, illustrando il grande cambio di paradigma che sta avvenendo in campo meccanico con l’avvento dei sistemi additivi.

Patrocinata da Confindustria Emilia, la fiera si rivolge a imprenditori, manager e tecnici di aziende emiliane di produzione meccanica, molti dei quali hanno partecipato agli eventi dello stand 3D4STEEL, per fare chiarezza sul vasto mondo dei sistemi additivi il nuovo orizzonte della manifattura.

Gli eventi 3D4STEEL si sono conclusi mettendo in luce gli aspetti che gli permetterebbero di velocizzare la propria produzione in sicurezza, evitando i due grandi problemi della stampa 3D per metalli. A riguardo Corsini ha ideato un metodo produttivo innovativo, chiamato Corsystem, grazie al quale favorisce l’avvicinamento alla produzione in additive delle aziende meccaniche, settore dal quale egli stesso proviene.

Gli steps del Corsystem sono il risultato di anni di esperienza, di test ed errori e sono la soluzione per eliminare: i costi di gestione di una stampante 3D multi-materiale, i vincoli sulla polvere e il ciclo lungo di un sistema non specializzato per un unico materiale. “La soluzione è produrre più velocemente i tuoi pezzi in acciaio seguendo gli step del metodo Corsystem”.

Ivano Corsini sostiene che un’azienda meccanica o di automazione, per prima cosa, debba capire QUALI (aspetto che crea ancora grande incertezza fra gli imprenditori) componenti sono idonei alla stampa 3D, per poi passare ad un’ingegnerizzazione parziale o integrale del disegno da produrre in funzione dei sistemi additivi: il cambio di forma mentis, che serve per rendere profittevole questo salto tecnologico.

Un altro step fondamentale del Cosystem è la personalizzazione della macchina sulle esigenze produttive del cliente «Non esistono stampanti 3D standard che vadano bene per tutte le produzioni perciò ho pensato ad un sistema di stamp 3D specializzato nell’uso dei soli acciai, che permetta di produrre con qualsiasi polvere d’acciaio di qualsiasi fornitore.»

“Io faccio tutto questo perché ci credo. Credo in questa tecnologia e nel Corsystem”, ha dichiarato Ivano Corsini, regalando a tutti gli imprenditori e i tecnici presenti alla presentazione un caso studio, condotto su un componente meccanico, che mette in comparazione i vantaggi, come l’abbattimento dei costi e la velocità di produzione dei sistemi additivi rispetto a quelli sottrattivi.

Non è poi così un salto nel buio introdurre un nuovo sistema per produrre i propri componenti meccanici, se si ha un metodo sicuro, come il Corsystem, a fare da guida e se si è disposti ad aprire la mente e modificare il proprio lavoro. Come diceva Einstein: “è follia fare sempre le stesse cose ed aspettarsi sempre gli stessi risultati”; a Farete Ivano Corsini e la 3D4STEEL hanno dato una dimostrazione concreta di quanto sia vero quest’affermazione.

Sfide additive

Ivano Corsini ha introdotto il suo discorso mettendo in luce alcuni aspetti del settore dell’additive e in particolare i problemi legati alla stampa 3D per metalli. Gli imprenditori meccanici che si avvicinano ai sistemi additivi devono fare i conti con gli alti costi di gestione e di produzione, dovuti all’utilizzo di stampanti 3D multi-materiali. “Investire in una stampante 3D che stampa con qualsiasi materiale è come comprare una barca: non è tanto il prezzo iniziale quello che ti svuota le tasche, ma tutte le spese di manutenzione e gestione che vengono dopo”. Le stampanti 3D “generaliste”, che permettono di stampare componenti con polveri metalliche diverse, hanno alti costi di manutenzione, pulizia, misure di sicurezza e gas per farle funzionare.

Il secondo aspetto che frena molte aziende meccaniche a investire nella stampa 3D è il problema legato alla progettazione e al cambio da produzione sottrattiva ad additiva.

“Non conviene mai produrre in additive progetti che sono stati pensati e disegnati per l’asportazione truciolo”, ha ripetuto Ivano Corsini durante la sua presentazione, sottolineando quanto il cambio tecnologico dalla stampa 3D ai metodi tradizionali, sia soprattutto un cambio di forma mentis e una rivoluzione per progettisti e tecnici.

Prima si pensava a scavare nel pieno e ora a creare i componenti dal nulla.

Con i metodi tradizionali si toglie il materiale in eccesso, mentre con una stampante 3D, la polvere viene distribuita solo dove serve, velocizzando così i tempi di produzione ed eliminando gli sprechi di materiale. Quali componenti dunque conviene produrre con i sistemi additivi? Oggetti complessi, ovvero geometrie impossibili, più solidi e al contempo leggeri.

3D4STEEL è entrata nel mercato come l’unica azienda produttrice focalizzata esclusivamente su stampanti 3D per acciai, “perché con una stampante 3D specializzata in un unico materiale – ha spiegato Corsini – io posso strutturare i componenti meccanici in funzione del materiale e delle applicazioni necessarie per il cliente, facendo raggiungere alla stampante una velocità di tempo ciclo che difficilmente posso ottenere con i sistemi generalisti”.

Non solo con una stampante 3D specializzata in un unico materiale abbassi i costi di gestione e mantenimento, ma ottieni anche delle prestazioni migliori, come la velocità del macchinario, e l’alta qualità dei componenti: leggeri e solidi, adatti per l’applicazione meccanica.

Ivano Corsini ha inoltre confessato che all’inizio avrebbe voluto creare un network, un grande Service globale di stampa 3D di base a Bologna per eliminare i costi di trasporto e di dogana. Questo sogno iniziale però ha portato alla luce alcune questioni relative alla stampa 3D  in outsourcing. “I Service sono come delle copisterie: se c’è un refuso nel foglio che gli viene consegnato non è compito della copisteria trovarlo e correggerlo. Il Service produce il codice che gli viene assegnato, senza tenere conto dell’applicazione finale del pezzo, con il risultato quindi di ottenere dei componenti esteticamente perfetti, ma non funzionali.”

Corsini ha quindi mostrato i dati di una ricerca condotta da Roland Berger che dimostra che le stampanti 3D in commercio hanno blocchi hardware e software che limitano la scelta dei materiali da utilizzare e dei fornitori. Secondo la ricerca, la polvere metallica comprata dal listino dei produttori di stampanti 3D attraverso degli specifici OEM, invece che dai produttori di polveri, può quindi costare fino al 300% in più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore Davide Sher

Sono un giornalista professionista iscritto all'ODG dal 2002 e mi sono sempre occupato di comunicazione trade. Per 10 anni ho redatto una testata dedicata al mercato dei videogiochi e successivamente ho partecipato alla creazione del primo iPad magazine dedicato all'elettronica di consumo. Dal 2012, mi occupo esclusivamente di stampa 3D/manifattura additiva, che vedo come la più affascinante e reale delle tecnologie oggi agli albori ma che plasmeranno il nostro futuro. Ho fondato Replicatore.it nel 2013 e ho scritto come blogger per diversi siti internazionali. Nel 2016 ho fondato la mia società 3dpbm (www.3dpbm.com), con base a Londra, che offre servizi di supporto alle aziende che vogliono comunicare, sia in Italia che nel mondo, i loro prodotti legati alla manifattura additiva. Oggi pubblichiamo diverse testate internazionali tra cui 3D Printing Media Network (il nostro sito editoriale internazionale), 3D Printing Business Directory (la più grande directory al mondo di aziende legate alla stampa 3D), Replicatore.it, Replicador.es e 3D Printing Media Network Chinese Version. Inoltre sono Senior Analyst di SmarTech Analysis, una delle più importanti realtà al mondo attive nella rilevazione di dati e previsioni di mercato relative ai vari segmenti verticali dell'industria della manifattura additiva.

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